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|    tattoo to All    |
|    Dossieraggio, Colosimo affonda De Raho (    |
|    14 Jan 26 19:37:05    |
      From: tattoo@freemail.it              Marciume di Stato, chi preparava i dossier falsi suilla destra.       Dario Martini 14 gennaio 2026              La commissione parlamentare d’inchiesta Antimafia ritiene che “Federico       Cafiero De Raho fosse informato degli illeciti consumati all’interno       degli uffici della Direzione Nazionale Antimafia”. È un duro atto di       accusa quello contenuto nella lunga proposta di relazione conclusiva       sull’inchiesta dei dossieraggi, l’ormai famoso “verminaio” di       Striano&Co., presentata oggi dalla presidente della commissione Chiara       Colosimo a Palazzo San Macuto.              È bene ricordare che l’allora procuratore capo Antimafia, oggi deputato       5 Stelle nonché membro della stessa commissione parlamentare, non è mai       stato indagato nell’ambito dell’inchiesta giudiziaria, che vede invece       coinvolte 23 persone, tra cui l’ex finanziere Pasquale Striano e l’ex       sostituto procuratore Antonio Laudati. Allora perché viene menzionato De       Raho? Il motivo è semplice: quando sarebbero stati commessi i presunti       reati su cui ha indagato prima la procura di Perugia e adesso quella di       Roma, il deputato pentastellato era alla guida della Dna nelle veste di       procuratore capo Antimafia. Il centrodestra gli ha sempre contestato       quantomeno un omesso controllo. Adesso, invece, la relazione della       commissione va oltre, sostenendo di fatto che non potesse non essersi       accorto di nulla. In pratica, gli contesta di essere stato perfettamente       a conoscenza di quanto stava accadendo.       Sono due i casi emblematici che inducono la commissione parlamentare ad       affermare che De Raho “fosse informato degli illeciti consumati”.       Riguardano entrambi i dossieraggi sulla Lega. Nel primo caso si fa       riferimento ad una serie di articoli pubblicati sul Domani e       sull’Espresso che riportavano il contenuto delle “sos” (segnalazioni       operazioni sospette) che sarebbero state estratte illecitamente dalle       banche dati da Striano. In quel caso, l’allora procuratore di Milano       Francesco Greco contestò proprio a De Raho questo utilizzo non conforme       alla legge delle sos, ma De Raho, scrive la commissione, “di fronte ad       una condotto così gravemente censurabile non adottò nell’immediatezza       alcuna iniziativa significativa”, limitandosi ad un serie di        rimproveri”.              Ancora più emblematico, ritiene la commissione, il caso che riguarda       l’ex sottosegretario leghista Armando Siri, pure lui dossierato. Sentito       in merito dagli inquirenti, De Raho fornisce una ricostruzione dei fatti       “sorprendente” - si legge ancora nella relazione - “in una narrazione       costellata di non ricordo, come se scrivere un atto d’impulso (in gergo       l’azione che dà via alle indagini, ndr) nei confronti di un       sottosegretario in carica fosse ordinaria quotidianità per un       procuratore nazionale antimafia”, motivo per cui “le sue affermazioni       sono caratterizzate da intrinseca contraddittorietà e smentite dalle       complessive risultanze dell’istruttoria svolta”.              Ecco, infine, le contestazioni piu gravi. “De Raho sapeva, e certamente       non poteva non sapere, avendo egli stesso firmato gli atti d’impulso, di       quanto stava accadendo nel suo ufficio, sapeva dell’assoluta       irregolarità degli accessi alle banche dati, sapeva che Laudati e       Striano si muovevano al di fuori della cornice normativa, ma non per       averlo appreso da una bozza di relazione del 4/3/2020, bensì per       essergli nota già da tempo la situazione complessiva. Sapeva, tollerava       e non ha adottato alcun atto o provvedimento correttivo di tale       gravissima situazione, sulla quale si sono poi innestate le condotte       penalmente rilevanti nei soggetti nei confronti dei quali oggi pende       procedimento sulle motivazioni di tali condotte, nonché sulla possibile       sussistenza di altri atti d’impulso originati da procedure non in linea       con le prescrizioni imposte dai Protocolli stipulati dalla DNA con       altre istituzioni o finanche con norme di legge”. Motivo per cui la       commissione ritiene che la procura di Roma debba fare ulteriori       accertamenti. Perché, conclude, l’allora procuratore capo “sapeva ed è       difficile sostenere il contrario”. Quello che emerge a carico di De       Raho, “non è un quadro di mera inconsapevolezza o superficialità, ma       l’immagine di un protagonista”.              --- SoupGate-Win32 v1.05        * Origin: you cannot sedate... all the things you hate (1:229/2)    |
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