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|    tattoo to All    |
|    Bellachioma spettinato da Meloni    |
|    25 Jan 26 21:10:47    |
      From: tattoo@freemail.it              laverita.info       Afghanistan, Meloni mette a posto Trump       Stefano Piazza, Matteo Giusti       10-13 minuti              Il premier condanna le esternazioni del presidente americano sullo       scarso contributo dei Paesi Nato dopo l’11 settembre: «Noi rimasti       indietro? Abbiamo attivato l’articolo 5 per la prima volta nella storia.       L’amicizia deve fondarsi anche sul rispetto».Il Cairo: «Unica strada per       la stabilità nella Striscia». La Tunisia si chiama fuori.Lo speciale       contiene due articoli Il primo segnale di attrito tra Roma e       l’amministrazione statunitense arriva dalle parole del presidente Donald       Trump, che ha accusato gli alleati della Nato di essere «rimasti       indietro durante le operazioni in Afghanistan». Un giudizio che ha       provocato una reazione formale del governo italiano, guidato da Giorgia       Meloni, deciso a respingere qualsiasi lettura riduttiva del contributo       fornito dall’Italia alla missione internazionale. In una nota ufficiale,       Palazzo Chigi ha ribadito che «Italia e Stati Uniti sono legati da una       solida amicizia, fondata sulla comunanza di valori e sulla       collaborazione storica, ancora più necessaria di fronte alle molte sfide       in atto. Ma l’amicizia necessita di rispetto, condizione fondamentale       per continuare a garantire la solidarietà alla base dell’Alleanza       atlantica». Una puntualizzazione che richiama esplicitamente il       principio politico su cui si fonda la cooperazione transatlantica. La       dichiarazione governativa ricostruisce inoltre il contesto storico       dell’impegno italiano in Afghanistan, ricordando che «dopo gli attacchi       terroristici dell’11 settembre 2001, la Nato ha attivato l’Articolo 5       per la prima e unica volta nella sua storia: un atto di solidarietà       straordinario nei confronti degli Stati Uniti». In quell’operazione,       sottolinea il governo, «l’Italia rispose immediatamente insieme agli       alleati, dispiegando migliaia di militari e assumendo la piena       responsabilità del Regional command west, una delle aree operative più       rilevanti dell’intera missione internazionale».Nel bilancio di quasi       vent’anni di presenza sul terreno, Roma rivendica un sacrificio umano e       operativo che «non si può mettere in dubbio»: «53 soldati italiani       caduti e oltre 700 feriti mentre erano impegnati in operazioni di       combattimento, missioni di sicurezza e programmi di addestramento delle       forze afghane». Da qui la conclusione netta: «Per questo motivo, non       sono accettabili affermazioni che minimizzano il contributo dei Paesi       Nato in Afghanistan, soprattutto se provengono da una nazione       alleata».Il confronto con Washington si inserisce in un quadro       diplomatico più ampio, che nelle ultime ore ha visto emergere anche una       richiesta statunitense sul dossier mediorientale. Secondo quanto       riferito da Bloomberg, gli Stati Uniti avrebbero chiesto all’Italia di       aderire, in qualità di membro fondatore, alla Forza internazionale di       stabilizzazione per Gaza (Isf), il dispositivo promosso su mandato del       Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per accompagnare la fase di       ricostruzione e il ripristino delle garanzie di sicurezza nella       Striscia. Stando alle ricostruzioni, la Casa Bianca non avrebbe       sollecitato l’invio di truppe italiane sul terreno, ma un sostegno       politico e finanziario nella fase iniziale del processo di       stabilizzazione. La proposta si affianca al progetto del Consiglio di       pace, organismo al quale l’Italia, almeno per ora, non intende aderire.A       chiarire la linea del governo è stata la stessa Giorgia Meloni,       intervenuta al vertice intergovernativo Italia-Germania. Il presidente       del Consiglio ha definito lo statuto del Consiglio «incostituzionale»       nella sua formulazione attuale, spiegando di aver sollevato la questione       direttamente con Trump e di aver chiesto una possibile revisione «per       andare incontro alle esigenze dell’Italia e di altri Paesi europei». Sul       terreno, intanto, il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza resta       formalmente in vigore ma politicamente fragile. Hamas ha annunciato       l’intenzione di continuare a rispettare la tregua, rivolgendosi ai       partecipanti del Forum economico di Davos con un messaggio politico       esplicito: fermare le minacce e concentrarsi su misure concrete di       stabilizzazione. Tra le priorità indicate figurano l’apertura di tutti i       valichi di frontiera, il ritiro delle Forze di difesa israeliane dalla       Striscia e l’avvio di un piano di ricostruzione globale. Il gruppo       jihadista ha inoltre chiesto al Board of Peace di intervenire per       aumentare il flusso degli aiuti umanitari che peraltro arrivano in       grande quantità e che Hamas ruba e rivende. A ribadire la precarietà       politica dell’accordo è stato il portavoce Hazem Qassem, che ha accusato       Israele di ostacolare deliberatamente le iniziative di pace presentate       da Trump. Qassem ha riaffermato che le armi della «resistenza» non sono       negoziabili, perché concepite per contrastare l’occupazione e difendere       la terra e i luoghi santi, sancendo così, almeno sul piano pubblico, il       rifiuto della richiesta israeliana di disarmo delle ali militari di       Hamas come condizione per procedere alle fasi successive dell’intesa.Sul       fronte diplomatico, è attesa nei prossimi giorni una nuova iniziativa       statunitense. Gli inviati della Casa Bianca Steve Witkoff e Jared       Kushner sono arrivati ieri pomeriggio in Israele per incontrare il primo       ministro Benjamin Netanyahu. Secondo il portale Ynet, il confronto       dovrebbe concentrarsi sulla possibile riapertura del valico di Rafah,       snodo cruciale tra l’Egitto e la Striscia. Fonti citate dai media       israeliani riferiscono che Washington starebbe sollecitando Israele ad       autorizzare l’apertura del valico anche prima del rientro del corpo       dell’ultimo ostaggio israeliano ancora trattenuto a Gaza, Ran Gvili,       assicurando che verranno messi in campo «tutti gli sforzi possibili» per       favorire il recupero dei suoi resti.              --- SoupGate-Win32 v1.05        * Origin: you cannot sedate... all the things you hate (1:229/2)    |
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