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   Message 437,335 of 438,665   
   tattoo to All   
   Sulla bufala dei 40.000 arriva lei , il    
   26 Jan 26 13:12:29   
   
   From: tattoo@freemail.it   
      
   La cazzara deve intervenire inventando puttanate a raffica....( ma dove   
   hanno trovata una nullità del genere che riesce persino a smentire se   
   stessa il giorno dopo, SEMPRE a rimorchio della Premier: SEMPRE )   
      
   Pd, politicizzare il referendum e puntare sulle fake news. Così Schlein   
   entra in campo per restare al Nazareno   
      
   Aldo Rosati 26 gennaio 2026   
      
   «Se non sei seduto al tavolo dei vincitori, sei nel menu». È questa   
   vecchia massima della diplomazia ad aver convinto Elly Schlein a   
   giocarsi la partita del referendum. La segretaria del Pd, inizialmente   
   orientata a mettere la testa sotto la sabbia, ha poi capito che comunque   
   sarebbe diventata il trofeo di caccia del voto di marzo. «A questo punto   
   almeno entra in campo», le hanno suggerito i consiglieri. Così è nata la   
   battaglia del Nazareno per il No. Una strategia improvvisata, con un   
   sottotitolo esplicito: sopravvivere alla primavera e restare in sella   
   per poter sfidare Giorgia Meloni nel 2027. La posta in gioco è evidente:   
   una vittoria del Sì aprirebbe un baratro nel campo largo, offrendo un   
   argomento decisivo ai detrattori della segretaria che la giudicano   
   «unfit», non all’altezza. Il circo Barnum allestito dal Pd si muove   
   seguendo una stella polare: politicizzare la separazione delle carriere,   
   caricare il voto di significati epocali e impropri, spalancando la porta   
   alle fake news. Ieri è partita la seconda puntata della cosiddetta   
   «campagna social» dem. In parallelo, cento costituzionalisti hanno   
   aderito al comitato per il No: tra loro Enzo Cheli, Massimo Villone e   
   Roberto Zaccaria. Nel mirino anche «la sinistra che vota Sì», il fronte   
   organizzato da Stefano Ceccanti, vicepresidente di Libertà Eguale ed ex   
   parlamentare Pd. Un network che coinvolge numerosi esponenti democratici   
   — Pina Picierno, Enrico Morando, Tommaso Nannicini, Paola Concia — e   
   figure storiche dei Ds come Cesare Salvi, Giovanni Pellegrino Claudio   
   Petruccioli, con l’ausilio del giurista Augusto Barbera.   
      
   Da Firenze una convinzione: «La separazione delle carriere è una cosa di   
   sinistra». Contro di loro è partita un’offensiva senza sconti:   
   traditori, quinte colonne, «lavorate per conto di Fratelli d’Italia».   
   Eppure, dieci anni fa, Elly Schlein era in prima linea per sostenere il   
   No al referendum sul bicameralismo promosso dall’allora segretario del   
   Pd, Matteo Renzi. «All’epoca — osserva amaramente l’ex senatore Pd e   
   oggi animatore del Sì Stefano Esposito — la segretaria riteneva che il   
   dissenso interno fosse non solo legittimo, ma un segno di vitalità   
   democratica». «La prossima fandonia sarà che se vince il Sì ci invadono   
   gli alieni», ironizza Gian Domenico Caiazza, presidente del comitato «Sì   
   Separa» della Fondazione Einaudi. Una delle affermazioni più martellanti   
   della propaganda per il No è che «i giudici dipenderanno dalla   
   politica». Una balla ripetuta in ogni talk show, con effetti quasi   
   allucinogeni: Silvia Albano, presidente di Magistratura Democratica, fa   
   campagna per il No in un circolo Pd di Ponte Milvio e subito dopo   
   denuncia presunti rischi per l’indipendenza della magistratura.   
      
   A spiegare il meccanismo interviene Maurizio Turco, segretario del   
   Partito Radicale. «Ora Goffredo Bettini dice che prima era favorevole   
   alla separazione delle carriere, ma che ormai il referendum si è   
   politicizzato», afferma durante un’assise di Forza Italia. «Giorgia   
   Meloni non c’entra: la politicizzazione serve alla sinistra per   
   giustificare il tradimento dei propri programmi», conclude Turco. Il   
   padre nobile del Pd romano ha rincarato la dose in un’intervista al   
   Foglio: «Se vince il Sì diventeremo come Trump o, peggio, come   
   Mussolini. I riformisti dem? Settari». Non poteva mancare l’appello dei   
   sindaci Pd contro un referendum che «interviene sull’assetto   
   costituzionale della magistratura». Una lunga sfilza di firme, da   
   Roberto Gualtieri a Silvia Salis, da Matteo Lepore a Sara Funaro. Serve   
   anche il mondo dello spettacolo, e così arrivano in serie i No della   
   solita compagnia di giro: Fiorella Mannoia, Marisa Laurito, Alessandro   
   Gassmann, Lino Guanciale. L’ultima fake arriva da Catanzaro: «Il   
   comitato per il Sì entra nelle scuole per indottrinare gli studenti»,   
   denuncia il M5S. È costretto a intervenire il ministro dell’Istruzione   
   Giuseppe Valditara per chiarire: «È una bufala». L’ennesima di una lunga   
   serie. Insomma Elly Schlein le prova tutte per non finire nel menù.   
      
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    * Origin: you cannot sedate... all the things you hate (1:229/2)   

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