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|    28 Jan 26 11:57:08    |
      From: tattoo@freemail.it              Il primo consigliere sorteggiato del Csm spiega perché voterà       convintamente Sì alla consultazione referendaria. E tuona: «Le bugie       dell'Anm denigrano noi toghe davanti ai cittadini»              Politica - di Bianca Conte - 28 Gennaio 2026 alle 10:04               Mentre la sinistra giudiziaria si barrica dietro i privilegi di casta,       c’è chi la toga la onora con il coraggio della verità. Andrea Mirenda,       componente del Csm arrivato a Palazzo Bachelet per un ironico scherzo       del destino: il sorteggio (nel 2022 fu estratto a sorte come candidato       perché nel suo distretto non si era raggiunto il numero minimo di       candidati necessario), rompe il muro di omertà del sindacato delle       toghe. E in un’intervista a Libero il primo consigliere sorteggiato del       Csm spiega perché voterà Sì al referendum e, nel contempo, mette a nudo       il fallimento del sistema correntizio, ridotto a un «ufficio di       collocamento per compari e comparielli»…       Referendum, il giudice Andrea Mirenda, il primo sorteggiato spiega       perché votare (e voterà) Sì              Per Mirenda, la deriva è iniziata lontano: «Colpa della riforma fatta       nel 2006 da Clemente Mastella, lo stesso che oggi dice “No” alla riforma       costituzionale. Ha trasformato le correnti – un tempo brillanti motori       di idealità – in uffici di collocamento per compari e comparielli. Mesti       comitati d’affari, sovente cinghie di trasmissione della politica con la       “p” minuscola, finalizzati a controllare il mercato della dirigenza       giudiziaria, con evidenti riflessi sulla libertà morale del magistrato».       È il sistema Palamara che sopravvive a se stesso, una «sindrome di       Stoccolma» la definisce Mirenda nell’intervista, che attanaglia i       magistrati, incapaci di slegarsi dal «bisogno di protezione» garantito       dalle cordate. Un sillogismo secondo il quale, come ribadisce ormai da       tempo il fronte del Sì, la magistratura non sarà libera finché non sarà       slegata dal guinzaglio delle tessere correntizie.       Csm, indipendenti, sorteggio e poteri forti che mettono all’angolo              E del resto, l’esperienza di Mirenda al Csm è la prova provata che chi       non appartiene alle “tribù” viene isolato. Non a caso, alla domanda       rivoltagli dal giornalista: «Essere sorteggiato ha influito sul suo       status e la sua attività?», Mirenda risponde netto: «Non è stato facile       né lo è tutt’ora. Un indipendente, proprio perché slegato dalle cordate       che governano il Csm, non tocca palla. Null’altro potevo attendermi,       impossibile entrare nella stanza dei bottoni. I poteri forti sono forti:       chapeau!». Ma cosa significa che, nonostante il ruolo, un indipendente       «non tocca palla»? È presto detto: «Ad esempio, tanto io quanto il       consigliere Roberto Fontana, altro indipendente, mai siamo stati       nominati presidenti di Commissione. Questo è un incarico chiave nella       costruzione del consenso correntizio, da sempre distribuito col manuale       Cencelli dai vari comitati di presidenza che si sono succeduti, in       proporzione al peso di ciascuna corrente».              Ecco perché è necessaria una riforma radicale              Mentre i fedelissimi delle correnti collezionano poltrone, chi risponde       solo alla Legge viene messo in un angolo. Per questo la soluzione è una       sola: il sorteggio. “Solo il sorteggio potrà ricondurre il Csm al suo       alto compito di garanzia”, spiega Mirenda, confermando la bontà delle       storiche battaglie del centrodestra per una riforma radicale dell’organo       di autogoverno.              Non solo sorteggio, Mirenda: perché voterà “Sì” convintamente              Ma il passaggio più duro Mirenda lo riserva alla campagna referendaria e       alle “fake news” propinate dall’Associazione Nazionale Magistrati. Il       giudice, allora, spiega che voterà “Sì” convintamente, non solo per il       sorteggio, ma anche per la separazione delle carriere, necessaria per       garantire la “terzietà” del giudice. Altro fulcro portante della riforma       e del Referendum.              La necessità formale della separazione delle carriere              Di più. Da citazione testuale, Mirenda afferma: «Voterò Sì       convintamente, ma per ragioni assai più complesse e di carattere non       contingente. Da oltre un decennio, con gli amici e colleghi del blog       “Uguale per Tutti”, mi sono espresso per il sorteggio dei componenti del       Csm e per la rotazione negli incarichi direttivi, veri antidoti al       malaffare correntizio. Sono poi convinto, a titolo personale, della       necessità formale della separazione delle carriere. Non perché io dubiti       dell’imparzialità della nostra magistratura, della quale, anzi, sono       orgoglioso. Tuttavia, una cosa è essere imparziali e un’altra è essere       terzi».              Mirenda sferza sugli argomenti “adoperati” dal fronte del No              Contestualmente, poi, sulle barricate alzate dall’Anm, che agita lo       spettro di una sottomissione alla politica, Mirenda sottolinea       tranchant: «Sono doppiamente preoccupato. Sia per la pesante       sgrammaticatura istituzionale di una magistratura che “scende in campo”,       erigendosi a soggetto politico, sia per le falsità adoperate. Nulla       autorizza certe conclusioni, salva la volontà di ingannare con la       peggiore “disinformatia”.              Le fake per manipolare il voto              E l’uscita di Maruotti è davvero incommentabile… Finita questa       tempestosa consultazione, degradata purtroppo in competizione       elettorale, cosa penseranno i cittadini di una magistratura capace di       mentire per manipolare le coscienze?». Una deriva ideologica che,       secondo Mirenda, rischia di distruggere definitivamente la credibilità       della magistratura davanti al popolo italiano.              --- SoupGate-Win32 v1.05        * Origin: you cannot sedate... all the things you hate (1:229/2)    |
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