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|    tattoo to All    |
|    Per la magistratura le martellate erano     |
|    03 Feb 26 10:12:29    |
      From: tattoo@freemail.it              vicenda torinese. Il martello usato ha fatto uno sbrego nella coscia del       poliziotto era un martelletto di gomma piuma secondo la magistyratura       torinese, nel casino al poliziotto gli è andata pure bene perchè tra       urla spintoni calci pugni se il gesto finiva sulla testa del poliziotto       saremmo qui a piangere il poliziotto morto nell'esercizio del suo       lavoro. Roba da matti...              Ingiustizia è fatta. Nessun tentato omicidio per l’aggressore del poliziotto               Nessun tentato omicidio ai danni dell'aggressore del poliziotto              L’aggressione è durata meno di venti secondi. Venti secondi che       avrebbero potuto essere fatali per il poliziotto. Eppure, nel fascicolo       aperto dalla Procura non compare l’ipotesi di tentato omicidio,       nonostante la violenza, la premeditazione e il rischio concreto di       morte. A Torino, sabato scorso, un poliziotto è stato buttato a terra e       colpito a calci, bastonate e martellate durante la guerriglia urbana nel       corteo a favore del centro sociale Askatasuna. «Gli viene sfilato il       casco di protezione, quindi c’è l’intenzione di procurare danni anche       vitali, potenzialmente, nei confronti di questa persona. Perché se le       martellate, invece di essere sulla schiena o sul fianco, fossero andate       a segno sulla testa, il collega poteva assolutamente morire. Quindi, per       noi, la titolazione giusta del reato che andava fatta nei confronti di       quei soggetti era il tentato omicidio», dice a Il Tempo Domenico       Pianese, Segretario Generale del sindacato di Polizia Coisp. La procura       del capoluogo piemontese, secondo quanto appreso, chiederà nelle       prossime ore la convalida al gip dei tre arresti eseguiti dopo gli       scontri. Tra questi anche il ventiduenne, proveniente dalla provincia di       Grosseto, fermato in flagranza differita per l’aggressione al poliziotto       Alessandro Calista.                            Quarta Repubblica, Cremaschi choc: le violenze di Torino colpa di Trump...       Quarta Repubblica, Cremaschi choc: le violenze di Torino colpa di Trump...                            Ma pochi giorni prima, a Rogoredo, un poliziotto spara a un soggetto       armato e viene indagato per omicidio volontario. Un fatto che ha       suscitato indignazione nel mondo sindacale e non solo. Nel caso di       Torino, il pm ha scelto di non contestare il reato di tentato omicidio.       Per il Coisp, però, questa lettura non regge. «Per parte mia, non ho       avuto remore a definire quello un tentativo di linciaggio, perché è       soltanto casualmente che quel collega non è stato massacrato lì sul       marciapiede - prosegue Pianese -. Il tentato omicidio è previsto       dall’articolo 56 del Codice penale, che recita testualmente: chi compie       atti idonei, in modo non equivoco, a commettere il delitto di omicidio       risponde del tentato». Le immagini dell’aggressione mostrano un agente       cadere a terra, essere immediatamente circondato da più soggetti,       colpito con armi improprie. Bastoni. Un martello. Calci e pugni, anche       alla testa. È una sequenza rapida, violentissima. «Si vede proprio il       gesto - aggiunge Pianese - quando va avanti con il martello e lo       colpisce, fa quasi per ritrarsi ma continua a colpirlo; arretra perché       si rende conto che stanno arrivando gli altri colleghi. Altrimenti       avrebbe continuato». È qui che qualcosa si rompe. Perché la titolazione       del reato, pur essendo tecnicamente modificabile, produce un effetto       immediato: rende opaca la distinzione tra chi tutela la legge e chi la       aggredisce.                            Ecco i poliziotti di Torino:              Video su questo argomento       Ecco i poliziotti di Torino: "Escalation di violenza". Il grazie al       collega: "Mi ha salvato la vita" | VIDEO                            Da una parte un poliziotto che spara per legittima difesa a un soggetto       armato. Dall’altra dieci manifestanti che accerchiano un agente a terra.       I pm della procura torinese attendono un’informativa della Digos sulle       violenze e sulle devastazioni di sabato. Gli inquirenti stanno       analizzando i numerosi video e le immagini acquisite. L’obiettivo       principale è identificare non soltanto i componenti del cosiddetto       «blocco nero» – oltre cinquecento persone con il volto nascosto, legati       sia all’area dell’autonomia, sia ad ambienti anarchici – ma anche un       altro consistente gruppo di individui violenti travisati che ha preso       parte ai disordini, ma privi di un’organizzazione strutturata, i quali       hanno scagliato contro le forze dell’ordine ogni genere di oggetti       contundenti. Il problema, però, non è solo tecnico. È anche sociale. «La       titolazione del reato oggi produce effetti sui mezzi di comunicazione e       anche sui soggetti che hanno commesso eventualmente quel reato -       sottolinea Pianese -. Il titolo del reato che hanno dato a chi ha       aggredito il poliziotto è assolutamente sottovalutativo rispetto ai       comportamenti». Della vicenda è tornato a parlare anche il ministro       della Giustizia Carlo Nordio, il quale ha ribadito quanto sostenuto       dalla premier Meloni già poche ore dopo i disordini di Torino. «Ha       ragione la nostra premier Meloni a dire che ora spetta alla magistratura       dimostrare, in piena autonomia e indipendenza, che la legge va       rispettata senza se, senza ma e senza indulgenze». Il tema non è solo       semplice gestione dell’ordine pubblico. È una questione di Stato.              --- SoupGate-Win32 v1.05        * Origin: you cannot sedate... all the things you hate (1:229/2)    |
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