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   Message 437,621 of 438,665   
   tattoo to All   
   Per la magistratura le martellate erano    
   03 Feb 26 10:12:29   
   
   From: tattoo@freemail.it   
      
   vicenda torinese. Il martello usato ha fatto uno sbrego nella coscia del   
   poliziotto era un martelletto di gomma piuma secondo la magistyratura   
   torinese, nel casino al poliziotto gli è andata pure bene perchè tra   
   urla spintoni calci pugni se il gesto finiva sulla testa del poliziotto   
   saremmo qui a piangere il poliziotto morto nell'esercizio del suo   
   lavoro. Roba da matti...   
      
   Ingiustizia è fatta. Nessun tentato omicidio per l’aggressore del poliziotto   
      
     Nessun tentato omicidio ai danni dell'aggressore del poliziotto   
      
   L’aggressione è durata meno di venti secondi. Venti secondi che   
   avrebbero potuto essere fatali per il poliziotto. Eppure, nel fascicolo   
   aperto dalla Procura non compare l’ipotesi di tentato omicidio,   
   nonostante la violenza, la premeditazione e il rischio concreto di   
   morte. A Torino, sabato scorso, un poliziotto è stato buttato a terra e   
   colpito a calci, bastonate e martellate durante la guerriglia urbana nel   
   corteo a favore del centro sociale Askatasuna. «Gli viene sfilato il   
   casco di protezione, quindi c’è l’intenzione di procurare danni anche   
   vitali, potenzialmente, nei confronti di questa persona. Perché se le   
   martellate, invece di essere sulla schiena o sul fianco, fossero andate   
   a segno sulla testa, il collega poteva assolutamente morire. Quindi, per   
   noi, la titolazione giusta del reato che andava fatta nei confronti di   
   quei soggetti era il tentato omicidio», dice a Il Tempo Domenico   
   Pianese, Segretario Generale del sindacato di Polizia Coisp. La procura   
   del capoluogo piemontese, secondo quanto appreso, chiederà nelle   
   prossime ore la convalida al gip dei tre arresti eseguiti dopo gli   
   scontri. Tra questi anche il ventiduenne, proveniente dalla provincia di   
   Grosseto, fermato in flagranza differita per l’aggressione al poliziotto   
   Alessandro Calista.   
      
      
      
   Quarta Repubblica, Cremaschi choc: le violenze di Torino colpa di Trump...   
   Quarta Repubblica, Cremaschi choc: le violenze di Torino colpa di Trump...   
      
      
      
   Ma pochi giorni prima, a Rogoredo, un poliziotto spara a un soggetto   
   armato e viene indagato per omicidio volontario. Un fatto che ha   
   suscitato indignazione nel mondo sindacale e non solo. Nel caso di   
   Torino, il pm ha scelto di non contestare il reato di tentato omicidio.   
   Per il Coisp, però, questa lettura non regge. «Per parte mia, non ho   
   avuto remore a definire quello un tentativo di linciaggio, perché è   
   soltanto casualmente che quel collega non è stato massacrato lì sul   
   marciapiede - prosegue Pianese -. Il tentato omicidio è previsto   
   dall’articolo 56 del Codice penale, che recita testualmente: chi compie   
   atti idonei, in modo non equivoco, a commettere il delitto di omicidio   
   risponde del tentato». Le immagini dell’aggressione mostrano un agente   
   cadere a terra, essere immediatamente circondato da più soggetti,   
   colpito con armi improprie. Bastoni. Un martello. Calci e pugni, anche   
   alla testa. È una sequenza rapida, violentissima. «Si vede proprio il   
   gesto - aggiunge Pianese - quando va avanti con il martello e lo   
   colpisce, fa quasi per ritrarsi ma continua a colpirlo; arretra perché   
   si rende conto che stanno arrivando gli altri colleghi. Altrimenti   
   avrebbe continuato». È qui che qualcosa si rompe. Perché la titolazione   
   del reato, pur essendo tecnicamente modificabile, produce un effetto   
   immediato: rende opaca la distinzione tra chi tutela la legge e chi la   
   aggredisce.   
      
      
      
   Ecco i poliziotti di Torino:   
      
   Video su questo argomento   
   Ecco i poliziotti di Torino: "Escalation di violenza". Il grazie al   
   collega: "Mi ha salvato la vita" | VIDEO   
      
      
      
   Da una parte un poliziotto che spara per legittima difesa a un soggetto   
   armato. Dall’altra dieci manifestanti che accerchiano un agente a terra.   
   I pm della procura torinese attendono un’informativa della Digos sulle   
   violenze e sulle devastazioni di sabato. Gli inquirenti stanno   
   analizzando i numerosi video e le immagini acquisite. L’obiettivo   
   principale è identificare non soltanto i componenti del cosiddetto   
   «blocco nero» – oltre cinquecento persone con il volto nascosto, legati   
   sia all’area dell’autonomia, sia ad ambienti anarchici – ma anche un   
   altro consistente gruppo di individui violenti travisati che ha preso   
   parte ai disordini, ma privi di un’organizzazione strutturata, i quali   
   hanno scagliato contro le forze dell’ordine ogni genere di oggetti   
   contundenti. Il problema, però, non è solo tecnico. È anche sociale. «La   
   titolazione del reato oggi produce effetti sui mezzi di comunicazione e   
   anche sui soggetti che hanno commesso eventualmente quel reato -   
   sottolinea Pianese -. Il titolo del reato che hanno dato a chi ha   
   aggredito il poliziotto è assolutamente sottovalutativo rispetto ai   
   comportamenti». Della vicenda è tornato a parlare anche il ministro   
   della Giustizia Carlo Nordio, il quale ha ribadito quanto sostenuto   
   dalla premier Meloni già poche ore dopo i disordini di Torino. «Ha   
   ragione la nostra premier Meloni a dire che ora spetta alla magistratura   
   dimostrare, in piena autonomia e indipendenza, che la legge va   
   rispettata senza se, senza ma e senza indulgenze». Il tema non è solo   
   semplice gestione dell’ordine pubblico. È una questione di Stato.   
      
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    * Origin: you cannot sedate... all the things you hate (1:229/2)   

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