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|    tattoo to All    |
|    I pensatori di sinistra si accorgono che    |
|    03 Feb 26 14:05:14    |
      From: tattoo@freemail.it              Le violenze di Torino spaccano la sinistra. L’ex Pci Pasquino: “Sparare       no, ma qualche manganellata ci vorrebbe”              Pasquino, Violante e Fassino: tre voci interne al campo progressista che       inchiodano il giustificazionismo e l’illusione di “governare” i centri       sociali              Politica - di Alice Carrazza - 3 Febbraio 2026 alle 12:30               «Sono dell’idea che non bisogna sparare. Però, senza uccidere, qualche       manganellata e qualche sistema forte per respingere gli assalitori       bisogna usarlo». Non è un ministro “securitario”. È Gianfranco Pasquino,       ex senatore Pci. Ed è proprio questo il punto: quando un intellettuale       cresciuto nella cultura progressista ammette che lo Stato deve       condannare gli assalti alle forze dell’ordine, significa che la retorica       della piazza buona e della violenza inevitabile non regge più. Perché a       Torino non si è visto “disagio”. Si è vista organizzazione.              La violenza non arriva per caso              «I poliziotti fanno quello che possono», ammette il professore con certa       onestà intellettuale al Messaggero. «Qualche volta magari esagerano. Ma       io li capisco». Stare in prima fila mentre ti urlano «servo della       borghesia», ti sputano, ti provocano, non è un dibattito democratico. E       quando qualcuno prova a invocare la solita sociologia dell’alibi, la       risposta è secca: “Disagio un corno! La violenza è il loro modo di       esprimersi».              Violante e l’ingenuità che copre tutto              Su questa stessa linea si colloca anche Luciano Violante, ex presidente       della Camera, che avverte senza ambiguità: «Askatasuna si è messa fuori       legge con le proprie mani». Ma il punto più interessante non è       l’etichetta sul centro sociale, ma la denuncia aperta a certi “settori…       giustificazionisti” dell’ “upper-class”. «Non comprendono che un       conto è       un’iniziativa per la libertà di manifestazione e di riunione. E un altro       conto è approfittare di questo diritto di libertà per poi sfasciare la       città».              Violante poi inchioda sulla domanda che tutti fingono di non porsi:       «Quando sai che vengono dalla Francia, dalla Germania e da altri Paesi       in massa, non puoi non domandarti se vengono per fare una passeggiata       lungo il Po. Mi stupisco di questa “ingenuità”».              Le “derive autoritarie” come scusa propagandistica              Il dem liquida inoltre la narrazione riflessa secondo cui denunciare la       violenza significherebbe preparare la svolta autoritaria dell’Italia:       «Queste a mio avviso sono sciocchezze propagandistiche». È una frase che       pesa: perché toglie l’ultimo scudo retorico a chi, ogni volta che lo       Stato reagisce, grida al fascismo in arrivo.              Fassino e la memoria degli anni Settanta              Infine arriva Piero Fassino, ex sindaco di Torino per il Pd, che davanti       alle immagini di sabato non fa finta di nulla: «Hanno richiamato alla       mia memoria gli anni ’70. Quando le Brigate Rosse, Prima linea e altri       gruppi insurrezionali svilupparono un’aggressione terroristica contro la       città, provocando molte vittime e sofferenze».              «Non ci possono essere dubbi nell’esprimere una presa di distanza netta       e ferma» verso questi facinorosi. Fassino, tuttavia, mette anche la       sinistra davanti ai suoi errori: l’approccio secondo cui «bisogna stare       dentro a qualunque movimento con l’illusione di dirigerlo» è un       approccio “sbagliato”. Non ogni movimento ha valore in sé. Si sta con       chi pratica la politica “con gli strumenti della democrazia”. Non con       chi usa “le spranghe e i bastoni”». E qui, dice Fassino, «non ci possono       essere mezze misure».              --- SoupGate-Win32 v1.05        * Origin: you cannot sedate... all the things you hate (1:229/2)    |
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