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   Message 437,756 of 438,665   
   tattoo to All   
   =?UTF-8?Q?Torino_citt=c3=a0_avvilita=2c_   
   05 Feb 26 15:04:39   
   
   From: tattoo@freemail.it   
      
   così la città ha condannato i suoi figli   
      
   Paolo Liguori   
   5 Febbraio 2026 alle 14:04   
      
   Non chiamiamoli terroristi, il terrorismo è altra cosa: ha sempre alle   
   spalle un progetto rivoluzionario, giusto o sbagliato. Chiamiamoli solo   
   violenti, pericolosi, per coesione e addestramento. Non chiamiamoli   
   criminali, non sono criminali comuni: hanno una identità politica,   
   anarchici e ultrasinistri, non comunisti per mancanza di studi. E non   
   sono comunisti neppure i complici silenti (non pacifici, ma mandanti   
   meno ardimentosi): i protagonisti della notte di Torino sono street   
   fighting man professionali, combattenti di strada, si addestrano da   
   vent’anni nella caserma Askatasuna, sono conosciuti e anche stimati da   
   una certa Torino revanscista, anche borghese.   
      
   Ho letto con attenzione la Procuratrice Generale (coraggiosa e chiara),   
   e ho pensato che a Torino la separazione delle carriere proteggerebbe   
   una Procura attiva e lucida contro i violenti dagli ipocriti benpensanti   
   nella magistratura e nell’Università. Ho letto altri pareri   
   significativi – Volli, Esposito, Violante, non certo dei repressori   
   reazionari – e ho sentito il ministro Piantedosi – accusato di   
   propaganda – che ha come unica colpa aver elencato una serie di fatti   
   molto scomodi per chi non vuole ascoltare la verità dei fatti. E mi sono   
   fatto un’idea: spero che la politica reagisca con misura e convinzione,   
   possibilmente con amplissima maggioranza, ma non ci credo, troppe   
   rendite di posizione ideologiche dovrebbero essere messe in discussione.   
      
   Primo, la differenza tra manifestanti pacifici e infiltrati violenti:   
   qualche volta è esistita, ma poco negli ultimi tempi e non a Torino   
   questa volta. La manifestazione era di Askatasuna, per Askatasuna, per   
   difendere e proteggere il diritto dei violenti. Infiltrati erano gli   
   altri, le anime belle. I ragazzi erano, come sono stati negli ultimi   
   anni, i loro soldati. Brutto mestiere al quale Torino ha condannato i   
   suoi figli, anche universitari e borghesi, mandandoli ad addestrarsi nei   
   cantieri della Tav e in decine di manifestazioni violente, che aspettano   
   puntualmente quelli di Askatasuna.   
      
   Gli incappucciati di Torino vanno presi sul serio, serve un patto sulla   
   sicurezza ma a questa sinistra manca la maturità   
      
   Scontri Torino, la violenza politica è organizzata da un sodalizio   
   transnazionale   
      
   Guerriglia a Torino, Cirio: “È stato un assalto premeditato allo Stato.   
   Askatasuna? Invoca la guerra di liberazione. Il fermo preventivo avrebbe   
   già evitato disordini”   
      
   Così è, e lo sanno tutti: il sindaco, l’Università che ha perso da tempo   
   l’agibilità democratica, la sedicente sinistra. Ma io non sono un   
   moralista ipocrita che addita e demonizza la violenza, non faccio   
   prediche: penso che non ce la possiamo permettere, e che la forza oggi è   
   e deve restare patrimonio dello Stato, a protezione dei deboli. Però mi   
   chiedo, guardando indietro a qualche studio e all’esperienza: perché a   
   Torino si è costruito un movimento violento paramilitare ed è cresciuto   
   fino a diventare un punto di riferimento europeo, attrattivo perfino dei   
   “martellatori” tedeschi (gli amici di Salis)?   
      
   Manca una difesa europea, un’economia e una giustizia europee, abbiamo   
   una violenza sabauda-europea? Torino è una città avvilita,   
   ridimensionata, ha perso il primato europeo dell’auto da tempo e sta   
   perdendo le sue produzioni distintive. Non ha più i Savoia, ma neppure   
   gli Agnelli, perché la borghesia non dovrebbe essere avvilita, e anche   
   l’Università di eccellenza vede il pericolo di una retrocessione, a   
   vantaggio di altri Atenei. Ecco la zona grigia, non la voglio buttare in   
   caciara, ma quella che è stata la città di Togliatti pensa perfino:   
   “Madamin, neppure la Juventus è quella di una volta”. Di eccellenza, ci   
   restano la caserma Askatasuna e il Museo Egizio. Speriamo che non si   
   corra dietro ai violenti limitando le libertà di tutti. Le   
   manifestazioni rischiose basta proibirle, lo accetterei volentieri.   
      
   --- SoupGate-Win32 v1.05   
    * Origin: you cannot sedate... all the things you hate (1:229/2)   

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