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   Message 437,762 of 438,665   
   tattoo to All   
   =?UTF-8?Q?L=27esercito_europeo_che_verr=   
   05 Feb 26 15:14:41   
   
   From: tattoo@freemail.it   
      
   La Germania valuta di unirsi alla joint venture Roma-Londra-Tokyo per il   
   «caccia del futuro»   
      
   Gcap: smacco per la Francia   
   di Mara Gergolet   
      
   Berlino valuta di unirsi alla joint venture Roma-Londra-Tokyo per il   
   Gcap, il caccia del futuro di sesta generazione. Merz ne ha parlato con   
   Meloni e non ha trovato obiezioni, tantomeno un rifiuto, ma   
   disponibilità. Si tratta del più importante progetto militare in via di   
   sviluppo in Europa. Simbolicamente, sarebbe uno smacco per l’asse   
   franco-tedesco   
   Merz, lo scambio con Meloni per un posto sul supercaccia (una volta   
   scaricati i francesi)   
      
   DALA NOSTRA CORRISPONDENTE   
   BERLINO - Quando Giorgia Meloni e Friedrich Merz si sono incontrati, nel   
   Vestibolo degli amori difficili di Villa Pamphilj, alla presenza dei più   
   stretti collaboratori, c’è un argomento che hanno toccato pur senza   
   soffermarvisi a lungo. Il cancelliere voleva sapere come Roma vedesse   
   un’eventuale partecipazione tedesca al super caccia del futuro, il Gcap,   
   l’aereo di sesta generazione che l’Italia sta costruendo insieme alla   
   Gran Bretagna e al Giappone. E da Meloni non ha trovato obiezioni,   
   tantomeno un rifiuto, ma disponibilità. Lo confermano al Corriere fonti   
   tedesche e italiane di alto livello, che non hanno assistito   
   all’incontro di persona, ma ne sono state in seguito informate.   
   Il «sistema di sistemi»   
      
   Stiamo parlando del più importante progetto militare in via di sviluppo   
   in Europa: il «sistema di sistemi», in cui il super caccia sarà unito a   
   droni, satelliti, al combat cloud, insomma una piattaforma aerea ad   
   altissima tecnologia. Il Gcap (joint-venture tra Leonardo, Bae System,   
   Mitsubishi) è il diretto concorrente del Fcas, fortemente voluto da   
   Macron e Merkel quasi dieci anni fa, il campione europeo che doveva   
   contrastare il predominio Usa, ma che secondo molti articoli usciti è   
   sul punto di essere abbandonato. Il governo tedesco ha detto che avrebbe   
   preso una decisione entro dicembre, ora si parla di fine febbraio.   
   Ebbene, al vertice intergovernativo romano in cui Italia e Germania «non   
   sono mai state così vicine» (parola di Meloni), il Gcap era l’«elefante   
   nella stanza». Così l’ha definito un partecipante. In pubblico, neanche   
   una parola. È ovvio che una collaborazione strategica Roma-Berlino sulla   
   difesa aerea sarebbe un salto di qualità. Tutto passa, un’altra volta,   
   per Parigi. E da una via d’uscita o dal fallimento del Fcas, un progetto   
   tanto politicamente ambizioso quanto industrialmente infelice.   
      
   Nato nel 2017 dal consorzio tra Dassault e Airbus (a cui nel 2021 si è   
   aggiunta la spagnola Indra), è stato segnato dall’inizio dai litigi:   
   divisione del lavoro, subforniture, processi decisionali, i due colossi   
   avevano idee diverse su tutto. Pochi giorni fa, il ceo di Airbus,   
   Michael Schoellhorn, ha detto a Politico: «Dassault ha un approccio   
   completamente diverso che non si addice a un progetto cooperativo   
   europeo; per questo, riguardo al caccia, è meglio separare le strade».   
   Quanto al gruppo transalpino, che già produce i Rafale — su cui possono   
   essere trasportate le armi atomiche francesi — è convinto di avere il   
   know-how per proseguire da solo.   
      
   Un alto funzionario del ministero degli Esteri tedesco spiega al   
   Corriere che occorre «chiudere bene» con Parigi: non ci potrebbe essere   
   un momento peggiore con divergenze su tanti dossier.   
      
   Ma si tratta di decidere, appunto, «come» separarsi, non «se». Berlino   
   ha fatto capire di voler tenere in piedi una parte del programma, quella   
   del combat cloud, ossia di sviluppare insieme un sistema di   
   combattimento e controllo comune (adattabile poi ad altre piattaforme).   
   Secondo il settimanale Stern, Merz avrebbe informato a metà gennaio i   
   membri del suo gabinetto, dopo i colloqui con Macron, che non ci sarà un   
   jet da combattimento comune, «ma che ce ne saranno due».   
      
   Simbolicamente, è uno smacco per l’asse franco-tedesco. Ma se davvero   
   Berlino dovesse passare con gli arcirivali italo-britannici-giapponesi   
   del Gcap, succederà comunque in una seconda fase. Ben dopo il divorzio.   
   Addetti ai lavori tedeschi ritengono che la Germania propenda in realtà   
   per l’aereo svedese Gripen, prodotto dalla Saab, a cui si interessa   
   anche il Canada. Ma la partita si gioca ora. Un top manager   
   dell’industria della difesa italiana dice che la vera questione è che   
   cosa chiederà in cambio Roma: a quali progetti tedeschi vorrà unirsi? In   
   uno dei due protocolli usciti dal vertice si torna a parlare di   
   «potenziale futura cooperazione per la produzione di una comune,   
   innovativa piattaforma terrestre» (quindi legata ai tank), ma c’è molto   
   interesse nel settore navale (si fa il nome di Fincantieri) e nei   
   satelliti.   
   I fondi da trovare   
      
   Per Roma è anche una questione di fondi. Nel decreto ministeriale del 9   
   gennaio 2026 si spiega che per il Gcap (arrivato alla fase 2, quella   
   dello sviluppo) erano previsti 6 miliardi; tale «onere previsionale è   
   stato nel tempo aggiornato, tenendo conto dell’incremento dei costi,   
   fino a un volume stimato di 18,6 miliardi». In parte stanziati, ma per   
   7,831 ancora da trovare. Ora è ovvio che un nuovo partner può assorbire   
   questi aumenti. E produrre su scala più ampia — se la Germania dovesse   
   ordinare decine o un centinaio di caccia — ridurrebbe i costi per tutti.   
      
   La parola decisiva, però, spetterà alla Gran Bretagna. Il Gcap ha il   
   quartier generale a Redding, terra della Bae. E che cosa chiederà Londra   
   a sua volta? Si sa: vorrebbe partecipare agli acquisti comuni di armi,   
   accedere al fondo europeo Safe, ma finora è stata respinta. Inoltre,   
   complica i piani il fatto che i britannici vorrebbero far entrare nella   
   joint venture anche i sauditi. È un gioco di equilibri su più tavoli. Di   
   certo, fa parte del più grande ridisegno della difesa europea da   
   decenni: ma far incastrare i tasselli richiederà diplomazia, ambizione e   
   soprattutto abilità.   
      
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    * Origin: you cannot sedate... all the things you hate (1:229/2)   

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