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|    tattoo to All    |
|    Giorgia Meloni avrebbe una super maggior    |
|    06 Feb 26 16:41:27    |
      From: tattoo@freemail.it              FdI più forte nelle fasce basse              Carmelo Briguglio       5 Febbraio 2026 alle 17:41              Il duello per l’egemonia alla fine la destra l’ha vinto. Sulla “rive       droite” gli intellettuali d’area da decine di anni si scervellano,       dibattono, litigano alla cerca della via che porta al sospirato “dominio       intellettuale e morale” teorizzato da Gramsci: al “consenso delle classi       subalterne, facendole aderire alla propria visione del mondo attraverso       la cultura (scuola, media, istituzioni)”. E invece, arrivata alla guida       del governo, la destra si trova in mano l’egemonia sociale; la quale, in       verità, ha poco a che fare con piani di conquista e strategie culturali       ipotizzate in dozzine di convegni, riviste e assemblee; ha invece tutto       a che fare con la praxis di governo, con le priorità che Meloni sì è       data e ha messo davanti a sé e al suo esecutivo.              Ha molto a che spartire con interventi “sociali” e riduzione di tasse a       famiglie, a ceti pop e middle class; e con le tosature soft, anche un       po’ spot, di banche e assicurazioni messe nelle leggi di bilancio. Così       FdI, partito stabilmente maggioritario nei sondaggi, lo è diventato più       di altrove nelle fasce basse e medio-basse. È il risultato che ci offre       la ricerca di Youtrend – l’istituto di Lorenzo Pregliasco – per il Sole       24 ore; la quale mette in vetta un dato politico, non del tutto       inaspettato, ma rumoroso nell’evidenza che gli dà lo studio: “se oggi       votassero solo gli italiani meno abbienti, Giorgia Meloni avrebbe una       super maggioranza con qualsiasi legge elettorale”. E ciò perché il       partito della premier, accreditato del 30% dei consensi dalla       supermedia, sale al 31,1% nella fascia più bassa e al 31,9% in quella       medio-bassa, riducendosi di oltre 3 punti nelle fasce medio-alta (28%) e       alta (27,4%). Canone inverso invece per il Pd: 12,1% nella fascia bassa,       22,2% nella medio-bassa e 26,4% nella medio-alta, fino a toccare la cima       dei suoi elettori con la classe alta, 29,5%.              Neppure il partito di Conte si avvicina al primato dei meloniani. Non       dico che siamo al male terminale della sinistra, ma è forse un punto di       caduta del suo cammino nel dopoguerra italiano. È sicuramente la fine       fotografata delle alleanze sociali della gauche e della sua       rappresentanza a cui eravamo abituati, in verità sempre meno. Numeri che       hanno anche un retrogusto antropologico; in fondo la griglia di       Pregliasco riflette l’appartenenza di classe, inclusiva dell’estetica,       delle due leadership: Meloni è sentita dai ceti medi e bassi come leader       vicina: una di loro; lo stesso vale per Elly Schlein nelle classi top,       dalle quali proviene e da cui non ce l’ha fatta ad evadere; un elemento       choc, ma vissuto e visibile, che si sovrappone a quello statistico.              È il paradosso di un tempo che si è rovesciato nella nostra       contemporaneità politica: è la nuova normalità che la “politique       politicienne” e il discorso pubblico faticano a registrare. E non lo fa       soprattutto questa nostra sinistra a cui molti attaccano un abrasivo       “chic”. Tra un anno e mezzo si vota e c’è pure l’antipasto del       referendum sulla giustizia: se il dato sociale precede quello       elettorale, il polo progressista ha di che preoccuparsi. Molto.              --- SoupGate-Win32 v1.05        * Origin: you cannot sedate... all the things you hate (1:229/2)    |
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