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   Message 437,866 of 439,192   
   tattoo to All   
   =?UTF-8?Q?Re=3a_No_Tav_e_Askatasuna_anta   
   07 Feb 26 13:20:04   
   
   From: tattoo@freemail.it   
      
   Il 07/02/2026 13:05, tattoo ha scritto:   
   > Si iniziano a intravedere pubblicamente cose che si sanno da tempo ma   
   > che ora vengono dette pubblicamente sui protagonisti di Askatasuna e chi   
   > li protegge istituzionalmente a livello di Stato   
   > --------------------------------------------------------------   
   ------------------   
   > Per il caos di Torino spesi 100mila euro   
   >   
   > È la stima della Polizia per gli assalti del 31 gennaio: chi finanzia i   
   > black bloc?   
   > Filippo Facci 7 febbraio 2026 - 12:13   
   >   
   > Una sola matrice lega i fatti di Torino e le devianze criminali dei No   
   > Tav e di Askatasuna, ma prima di riassumere fatti e date (e dati, alcuni   
   > inediti) va ricordato che a renderli inquietanti c’è una telefonata del   
   > 16 dicembre 2016 (pubblicata da Hermes Antonucci sul Foglio) intercorsa   
   > tra i militanti No Tav Gabriela Avossa e Daniele Pepino, quest’ultimo   
   > figlio dell’ex magistrato cofondatore di Magistratura democratica Livio   
   > Pepino, nonché personaggio, il figlio, che nel 2012 andò in Kurdistan   
   > per addestrarsi con le milizie curde già considerate terroristiche in   
   > Usa, Regno Unito e Unione Europea. Nella telefonata i due parlavano del   
   > pm Andrea Padalino: «C’è sto cazzo di Padalino... Adesso mi sa che   
   > cercano tramite Magistratura democratica di dargli una tamponata».   
   >   
   > Era il pm che aveva spinto più di altri per contestare il reato di   
   > terrorismo. La telefonata fu preambolo di una maxi-indagine che devastò   
   > la vita di Padalino, anche se poi si chiuse con un’assoluzione definitiva.   
   >   
   > 2005–2011. Già allora la valle era un laboratorio che saldava   
   > ambientalismo, antagonismo, anarchismo, antifascismo e legami   
   > transnazionali: una palestra di guerriglia e sovversione, come ha   
   > scritto sul Giornale Fausto Biloslavo, con tecniche spostate nelle   
   > strade di Torino grazie a una sostanziale impunità. I cantieri, difesi   
   > come fortezze, erano sotto assedio e per la difesa e i pattugliamenti   
   > (persino con le truppe alpine) lo Stato ha speso non meno di 50milioni   
   > di euro, 35 sino al 2016.   
   >   
   > Tra le forze dell’ordine ci furono migliaia di feriti, e dal 2011 furono   
   > impiegati 251mila soldati all’anno. I processi hanno evidenziato danni   
   > per quasi 7 milioni di euro ottenuti con bombe carta, razzi ad altezza   
   > uomo, pietre con fionde, biglie di ferro, catapulte rudimentali, pietre   
   > da 5 chili e ordigni con bulloni e chiodi, con in più l’autostrada   
   > Torino–Bardonecchia bloccata persino con cavi d’acciaio tesi per fermare   
   > i mezzi. Questo ebbe un costo, così come l’hanno avuto gli attacchi di   
   > sabato scorso a Torino, per i quali (risulta al Giornale, secondo le   
   > ultimissime stime delle forze dell’ordine) le truppe incappucciate   
   > devono aver speso non meno di 80-100mila euro: non è chiaro grazie al   
   > finanziamento di chi.   
   >   
   > 2013. Il cantiere Tav di Chiomonte, il 13 e 14 maggio, viene attaccato   
   > da un gruppo numeroso e organizzato con tecniche di avvicinamento,   
   > copertura e attacco. Da giugno a ottobre le indagini adottano   
   > intercettazioni e perizie foniche per ricostruire il gruppo, sinché, il   
   > 13 novembre, il pm Padalino chiede una serie di arresti col collega   
   > Antonio Rinaudo: l’ipotesi giuridica è terrorismo. Il 9 dicembre   
   > scattano le manette, e un mese dopo il Riesame conferma tutto.   
   >   
   > 2014. La Cassazione, in giugno, annulla l’ordinanza del Riesame   
   > limitatamente ai capi «terrorismo»: non smonta i fatti (è impossibile)   
   > ma parla di «grave danno». L’8 luglio, nuovi arresti che il Riesame   
   > conferma: e lo stesso tribunale, in luglio, conferma anche le accuse   
   > precedenti, ma riallinea il fascicolo senza l’ipotesi di terrorismo. In   
   > dicembre la Corte d’Assise assolve tutti da ogni accusa sempre di   
   > terrorismo («non sussiste») e condanna solo per reati legati agli   
   > ordigni, ai danneggiamenti e alla resistenza. Tutta la stampa scrive di   
   > «derubricazione», come se fosse un flop, ma il movimento No Tav si   
   > aspettava anche di meno, e, risulta agli atti, lanciano slogan su   
   > «diritto penale del nemico» e «repressione», ma soprattutto promettono   
   > di non fermarsi.   
   >   
   > 2016. Indagini e processi proseguono, e siamo al nome da colpire, alla   
   > telefonata intercettata tra Pepino junior e l’altra militante Avossa su   
   > «sto cazzo di Padalino» con Magistratura democratica che, secondo   
   > Pepino, cercherà di dargli «una tamponata». Come detto, la telefonata   
   > sparirà e riapparirà a Torino solo nel 2026, nelle mani del nuovo   
   > procuratore di Torino. C’è da capire se abbia millantato o se prevedesse   
   > il futuro, visto quel che è successo poi.   
   >   
   > 2018–2022. Perché infatti la tamponata era puntualmente giunta:   
   > Padalino, ex gip di Mani pulite che sostituì Italo Ghitti nel luglio   
   > 1994, viene coinvolto in un’indagine per corruzione e abuso d’ufficio   
   > (poi a Milano per competenza) che tuttavia lo vedrà assolto   
   > definitivamente nel 2022, pur macinato e travolto dal noto sistema e   
   > sanzionato dal Csm.   
   >   
   > 2021. Il carabiniere Luigi De Matteo viene sequestrato per mezz’ora e   
   > picchiato, disarmato da incappucciati: «Devi fare la fine di Giuliani»,   
   > gli urlano.   
   >   
   > 2024. Tra l’estate e l’inverno i cantieri No Tav tornano sotto assedio.   
   > L’autostrada viene bloccata. A luglio c’è un nuovo assalto ai cantieri   
   > (un gruppo si stacca dal «corteo pacifico» e in dicembre ci sono altre   
   > proteste in presenza di politici e amministratori locali anche con bombe   
   > carta, ordigni con bulloni e chiodi, pietre e catapulte.   
   >   
   > 2025. Il 28 novembre uno spezzone di manifestanti sempre della stessa   
   > matrice (pro Pal, No Tav, pro-Askatasuna, anti-governo) durante lo   
   > sciopero generale si stacca dal corteo e irrompe nella redazione de La   
   > Stampa.   
   > 31 gennaio 2026. Eccoci. A Torino c’è il corteo che sappiamo con   
   > l’assalto pianificato di cui tutti in città sapevano: appaiono scudi in   
   > lamiera, pietre,   
   >   
   > Una sola matrice lega i fatti di Torino e le devianze criminali dei No   
   > Tav e di Askatasuna, ma prima di riassumere fatti e date (e dati, alcuni   
   > inediti) va ricordato che a renderli inquietanti c’è una telefonata del   
   > 16 dicembre 2016 (pubblicata da Hermes Antonucci sul Foglio) intercorsa   
   > tra i militanti No Tav Gabriela Avossa e Daniele Pepino, quest’ultimo   
   > figlio dell’ex magistrato cofondatore di Magistratura democratica Livio   
   > Pepino, nonché personaggio, il figlio, che nel 2012 andò in Kurdistan   
   > per addestrarsi con le milizie curde già considerate terroristiche in   
   > Usa, Regno Unito e Unione Europea.   
      
   [continued in next message]   
      
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    * Origin: you cannot sedate... all the things you hate (1:229/2)   

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