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|    tattoo to All    |
|    =?UTF-8?Q?La_Premier_appesa_in_gi=c3=b9_    |
|    09 Feb 26 15:01:18    |
      From: tattoo@freemail.it              Diffamare, ridicolizzare prendersela con una bambina, infangare la       famiglia, additare qualsiasi insulto verso la Premier: per la sinistra è       SATIRA              Meloni: “Per la sinistra la satira è sacra solo se è contro di noi”. Et       voilà la difference Blanchard              La premier definisce "insopportabile il solito doppiopesismo: quando       attaccano me è comicità, quando attaccano la Schlein è sessismo".       Posizioni del Pd che rievocano alla mente la storica battuta che nel       film "Il Marchese del Grillo" Alberto Sordi rivolge all'ufficiale       dell'esercito napoleonico              Il commento - di Giovanna Ianniello - 9 Febbraio 2026 alle 10:55               Prima il Partito democratico monta la polemica con i suoi parlamentari       ed esponenti in Vigilanza Rai sulla partecipazione a Sanremo del comico       Andrea Pucci, definito “palesemente di destra, fascista omofobo” per       aver fatto battute sul Pd e sulla segretaria Elly Schlein. Una volta       scatenato il caso, aver trascinando dentro anche le altre forze       dell’opposizione al governo che da quasi tre anni sembrano rincorrersi       sui temi come fanno i bambini che giocano ad “acchiapparella”, e dopo       aver dato vita anche sui social a una gogna mediatica scandita da       minacce e insulti, l’obiettivo è raggiunto: Pucci annuncia il passo       indietro. Non salirà sul palco dell’Ariston, trasformato ai tempi della       sinistra al potere in una via di mezzo tra il concerto del primo maggio       e una festa dell’Unità anni ‘80.       Censura è fatta ma l’attacco è alla Meloni che pensa alla “scaletta di       Sanremo”              Portato a casa il risultato, perché censura è fatta, il Nazareno però       non ha esultato ma ha rilanciato, perché Giorgia Meloni ha osato       esprimere solidarietà al comico sui social. L’attacco stampa, tra       comunicati e interviste è ripartito: “Meloni pensi ai problemi e non       alla scaletta di Sanremo” probabilmente perché a quella credono di poter       pensare direttamente loro. E per proseguire in una scia di polemiche       funzionale a togliere l’attenzione su altri temi, tipo l’aggressione ai       poliziotti a Torino per mano degli amici di Askatasuna, continua il       circo mediatico dell’intellighenzia, toccando picchi di rara raffinatezza.              La perla: il titolo di Repubblica, che definiva la Meloni “regina di       coattonia”              La perla del giorno la regala sicuramente La Repubblica che dà patenti       di comicità definendo quella di Pucci un “format pecoreccio”. Il       quotidiano fondato da Scalfari si schiera senza se e senza ma in difesa       delle donne offese dalle battute di Pucci. Del resto, in Italia c’è solo       una donna che può essere denigrata, offesa, mortificata, anche dalle       colonne di Repubblica: la regina di coattonia Giorgia Meloni. La sua più       grande colpa è ovviamente quella di non essere di sinistra e l’onta che       mai la abbandonerà è quella di essere diventata la prima presidente del       Consiglio donna d’Italia. È solo lei che dal palco dell’Ariston o dalle       colonne di un giornale o da un talk show può prendersi tutte le battute       sessiste e maschiliste del mondo, le vignette più squallide, le accuse       più infamanti. Può essere giudicata per come si veste, si pettina e       definita ‘velina parlante’, pesciarola, borgatara. E se la pericolosa       ‘fascistella’ bionda della Garbatella osa soltanto alzare un dito per       provare a dire “veramente io….” ecco là che il circuito si aziona e gli       attacchi riprendono.       Le donne hanno dei diritti se sono donne di sinistra              Perché una cosa è certa: le donne hanno dei diritti se sono donne di       sinistra. Così nel più classico schema dei post-comunista di “è colpa       della Meloni” la premier si sfoga in una colloquio col Corriere della       Sera spiegando di non conoscere Pucci, ma di non accettare il       doppiopesismo: “È un principio insopportabile. È davvero la cifra della       sinistra, la usano sempre. E non ci sto». E si arrabbia chiedendo       «quando attaccano me è satira, quando attaccano la Schlein è sessismo?       Su di noi si può dire tutto e su di loro solo quello che condividono?».              Minacciare Pucci e chiedere la censura è sbagliato              E sul ruolo che la politica dovrebbe avere rispetto alla partecipazione       degli artisti al Festival, ribadisce che «sono in generale per tenere la       politica fuori da Sanremo. L’utilizzo di questi palcoscenici per       questioni che non c’entrano con la politica è una cosa che non ho mai       sopportato. Se Pucci avesse partecipato bisognava chiedergli di non       parlare di politica. Ma minacciarlo a monte, chiederne la censura,       semplicemente perché non se ne condivide il taglio, lo considero sbagliato».              Perché, come ha affermato la stessa Giorgia Meloni, il tema è sempre lo       stesso quando si tratta della sinistra, che pensa di poter impartire       lezioni dall’alto della sua presunta superiorità morale:«La satira è       sacra, ma ovviamente finché era contro di noi» che «a differenza loro       non abbiamo mai chiesto la censura di nessun comico». Un concetto che       può essere sintetizzato da una storica battuta del film Il Marchese del       Grillo, pronunciata dal gigante Alberto Sordi: “Et voilà la difference       Blanchard: se tu parli male di me e del Papa io ci rido. Se io parlo       male di te e del tuo Napoleone tu ti incazzi…”.              --- SoupGate-Win32 v1.05        * Origin: you cannot sedate... all the things you hate (1:229/2)    |
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