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   tattoo to All   
   Giustizia condizionata da un vergognoso    
   10 Feb 26 14:15:37   
   
   From: tattoo@freemail.it   
      
   Intervista a Marina Berlusconi: «Giustizia condizionata da un vergognoso   
   mercato delle nomine. Vannacci via? Non una grande perdita»   
   di Daniele Manca   
      
   09 feb 2026   
      
   «Al referendum del 22-23 marzo voterò Sì. E non per il mio cognome, né   
   per spirito di parte, ma perché è la cosa giusta». Marina Berlusconi si   
   ferma un attimo, poi aggiunge d’un fiato: «A questo dovrebbero servire i   
   referendum: a votare sui contenuti, non in base alle appartenenze. Non è   
   una resa dei conti politica, né un voto pro o contro il governo. La   
   separazione delle carriere è necessaria per spezzare un giogo che   
   soffoca tutti, a partire dagli stessi magistrati. E per garantire la   
   vera "terzietà" dei giudici. Abbiamo un’occasione irripetibile, non   
   lasciamocela scappare».   
      
   I magistrati che non remano nella stessa direzione sembrano essere   
   diventati assieme alla sicurezza a colpi di decreto, l’ossessione della   
   maggioranza. La presidente di Fininvest e Mondadori, però, definisce   
   quella sulla giustizia una delle riforme «liberali».   
      
   In tanti vedono in lei la leader che ispira le scelte del centro destra.   
   «Ancora questa storia... il mio lavoro è un altro. Anzi, mi lasci dire   
   che sono orgogliosa di quello che stiamo facendo. Mondadori è solida e   
   si conferma un presidio di qualità e pluralismo; Mediolanum ha chiuso un   
   anno record grazie all’ottimo lavoro di Massimo Doris. E mio fratello   
   Pier Silvio con Mediaset continua a fare numeri eccellenti, mentre il   
   sogno di una tv europea con la testa in Italia è divenuto realtà».   
      
   In Italia però ve la dovete vedere con Corona...   
   «Guardi, mi hanno costretto a vederne una puntata: devo dire che, oltre   
   che falsissimo, l’ho trovato davvero noiosissimo. Comunque se ne stanno   
   occupando i nostri avvocati».   
      
   Ma tornando al referendum, dice che voterà Sì sulla sostanza. Nessuno   
   però dimentica il suo cognome e questo peserà, no?   
   «È vero, mio padre ha subìto un’inaccettabile persecuzione giudiziaria.   
   Ma non ragiono per rivalsa, e il problema non riguarda una sola   
   stagione, né una sola persona. C’è una minoranza di magistrati   
   ideologizzati che continua a fare danni. La giustizia è condizionata da   
   un vergognoso mercato di nomine».   
      
   Addirittura un mercato? È il terzo potere dello Stato, non si sta   
   esagerando?   
   «Il problema non sono i magistrati, ma le correnti, che all’interno del   
   Consiglio superiore della magistratura decidono vita e morte di pm e   
   giudici. Certe dinamiche ricordano davvero un gran bazar, dove tante   
   nomine sembrano una cambiale, tante promozioni un “pagherò”. Ogni   
   magistrato è libero di avere le sue idee, ci mancherebbe, ma in nessun   
   caso dovrebbe fare carriera con la politica, né fare politica con   
   l’attività giudiziaria».   
      
   Ma aggiungendo l’istituto della responsabilità civile il rischio di   
   pressioni e condizionamenti sale. Tra l’altro, almeno su questo sarà   
   d’accordo con Antonio Tajani che lo propone.   
   «Certo, come su tante altre cose. Li ho letti, i retroscena, e vorrei   
   sgombrare il campo da equivoci: penso che a Tajani noi elettori di Forza   
   Italia dovremmo solo esprimere gratitudine e apprezzamento per quello   
   che ha fatto e che continua a fare. Ha tenuto saldo il partito in un   
   momento delicatissimo. Adesso inevitabilmente comincia una fase nuova,   
   in cui bisogna guardare avanti e costruire il futuro. Sono certa che il   
   primo a saperlo e a volerlo fare sia proprio lui».   
      
   Non sembrano parole da semplice elettrice.   
   «Ovviamente ho un legame speciale con il partito cui mio padre ha   
   dedicato trent’anni di vita e che porta il suo nome nel simbolo. E   
   soprattutto mi riconosco nei valori che lo ispirano e che considero una   
   risorsa preziosa per il centrodestra e per il Paese. Però il destino di   
   Forza Italia è nelle mani di Forza Italia, io faccio l’imprenditore. E   
   cosa c’è di strano se un imprenditore chiede meno burocrazia, più   
   liberalizzazioni e meno tasse? Come cittadina, poi, potrò pur aspettarmi   
   più coraggio sui diritti civili».   
      
   C’è forse più sintonia con Roberto Occhiuto? Si parlava di una sua   
   corrente.   
   «Penso che Forza Italia, come qualunque organizzazione, abbia tutto da   
   guadagnare dalla libera circolazione di idee. Quelle di Occhiuto, certo,   
   ma anche di altri, e non solo politici. Si tratta di aprire, allargare,   
   senza penalizzare nessuno e senza creare divisioni. L’unità è   
   fondamentale, non solo per Forza Italia, ma per tutto il centrodestra».   
      
   Sta dicendo che la maggioranza litiga troppo?   
   «È normale ci siano punti di vista diversi, ma nel momento delle scelte   
   è sempre rimasta compatta».   
      
   Ma inizia a perdere i pezzi... Se Roberto Vannacci se ne andasse?   
   «Per come la penso io, non sarebbe una gran perdita... Anzi, potrebbe   
   essere una opportunità per liberare il centrodestra da pericolosi   
   estremismi. Poi so benissimo che la politica deve anche fare i conti con   
   le percentuali».   
      
   Secondo lei quindi c’è troppo estremismo a destra?   
   «Gli eccessi fanno male a destra come a sinistra. E comunque questa   
   maggioranza ha sempre mostrato equilibrio e moderazione. Grazie a una   
   gestione responsabile dei conti, ad esempio, l’Italia ha recuperato una   
   solida credibilità. Certo, ora si apre la sfida più difficile: crescere».   
      
   Medaglia a metà per Giorgia Meloni? Oro, argento o bronzo?   
   «Io tifo per l’oro. Perché se vince la Meloni, vince il Paese. Però il   
   rischio di scivolare c’è: la situazione internazionale è grave, a   
   cominciare dai rapporti tra Europa e Stati Uniti. La premier si sta   
   impegnando per tenerli saldi. E fa benissimo».   
      
   Non avrà mica cambiato idea su Donald Trump...   
   «Certo che no. Sono sempre più preoccupata. Prima schierarsi con gli   
   Stati Uniti significava stare dalla parte giusta della storia. Oggi non   
   ci sono più certezze. L’unica regola di Trump è cancellare tutte le   
   regole. E lui la chiama libertà».   
      
   Lei invece come la chiama?   
   «Legge del più forte, prevaricazione, affarismo… Ma ci rendiamo conto   
   che dentro il suo Paese sta provando a smontare tutti i sistemi di   
   bilanciamento e controllo? E che dire dell’uso della violenza contro il   
   dissenso? Non parliamo, poi, della politica estera: è un tiro alla fune   
   con tutti, compresi gli alleati storici. Proprio grazie a questo Far   
   west, Trump si è trovato gli sponsor più generosi: i colossi Big Tech,   
   che, meno regole hanno, più guadagnano. Eppure, anche se noi europei su   
   Trump non possiamo fare conto, dobbiamo comunque farci i conti: perché   
   l’Occidente, senza l’America, non va da nessuna parte».   
      
   Più di qualche schiaffo è arrivato all’Europa dalla nuova   
   amministrazione Usa. E per darsi la mano bisogna essere in due.   
      
   [continued in next message]   
      
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    * Origin: you cannot sedate... all the things you hate (1:229/2)   

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