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|    Macron spiazzato da Meloni e Merz cerca     |
|    10 Feb 26 19:23:25    |
      From: tattoo@freemail.it              Dal corriere.it              «Eurobond e mercato comune, l'Europa è pronta o no a diventare una potenza?»       Stefano Montefiori•8 min read       Feb 10, 2026              La linea del presidente francese più isolata, l’Unione punta a nuovi       equilibri              DAL NOSTRO CORRISPONDENTE       PARIGI - Il presidente francese dice di volere «smuovere le acque per       sostenere l’indipendenza economica europea», alla vigilia di una serie       di incontri che potrebbero rivelarsi cruciali per il futuro dell’Unione.       In un’intervista a Le Monde e a diversi altri media europei, il       presidente francese rilancia l’idea di «eurobond per un indebitamento       comune» che possa finanziare progetti su transizione ecologica,       intelligenza artificiale e computer quantistici, e si chiede: «Noi       europei siamo pronti a diventare una potenza? Questa domanda ci viene       posta sul piano economico, finanziario, della difesa e della sicurezza,       sul piano democratico. Deve essere il momento del risveglio. In altri       tempi, per citare i grandi autori, si sarebbe detto il momento di uscire       dallo stato di minore età».              Macron esorta l’Europa a diventare adulta, e offre la sua ricetta: «La       semplificazione e l'approfondimento del mercato interno. Dobbiamo       proseguire con il 28° regime (che punta a creare un codice europeo del       diritto commerciale, ndr), l'unione dei mercati dei capitali,       l'integrazione delle nostre reti elettriche... Il mercato nativo delle       nostre imprese non può essere costituito da ventisette mercati diversi,       ma deve essere in partenza di 450 milioni di abitanti. Il secondo       pilastro è la diversificazione, la conclusione di nuovi partenariati       commerciali, come abbiamo appena fatto con l'India. Questa strategia ci       offre un motore di crescita e ci permette anche di ridurre le nostre       dipendenze, è una buona strategia».              Macron cita più volte Mario Draghi, l’idea di una «preferenza europea» e       anche di investimenti comuni. «Mario Draghi stimava in 800 miliardi di       euro all'anno il fabbisogno di investimenti pubblici e privati nelle       tecnologie verdi e digitali. Se aggiungiamo la difesa e la sicurezza, si       arriva a circa 1.200 miliardi di euro all'anno». Come finanziarli?       «Innanzitutto, occorre rimobilitare i nostri risparmi – dice Macron -.       In Europa disponiamo del più grande stock di risparmi al mondo, pari a       30.000 miliardi di euro. Ma questi finanziano il nostro debito e, per il       resto, finiscono all'estero. Ogni anno, 300 miliardi di euro finanziano       le imprese americane. Allo stesso tempo, dato che il bilancio europeo è       limitato, è il momento di lanciare una capacità comune di indebitamento       per queste spese future, gli eurobond del futuro. Sono necessari grandi       programmi europei per finanziare i progetti migliori».              Emmanuel Macron non rinuncia al suo ruolo di protagonista politico, di       motore di una nuova fase di integrazione europea. Ma affronta questa       fase decisiva, nel suo ultimo anno da capo di Stato prima dell’addio       nella primavera 2027, da posizioni di debolezza. In patria, per la nota       instabilità politica di un’Assemblea nazionale senza maggioranza; ma       anche a livello europeo, nonostante la fermezza dimostrata a Davos nei       confronti del «neo-imperialismo» americano gli abbia portato qualche       simpatia.              A poche ore dall’incontro dei leader — informale e molto importante — di       giovedì nel castello di Alden Biesen, in Belgio, alla presenza degli ex       premier italiani Mario Draghi e Enrico Letta autori dei due rapporti sul       rilancio Ue, le posizioni prevalenti sembrano lontane dalla visione di       Macron.              L’attivismo delle ultime ore — dall’intervista alla visita al sito       ArcelorMittal a Dunkerque, domani il summit sull’industria ad Anversa,       giovedì l’incontro sulla competitività a Alden Biesen — vede una Francia       a rischio di isolamento, perché la linea di autonomia strategica       invocata da Macron sin dal suo primo discorso della Sorbona nel 2017 si       scontra con uno scetticismo sempre più pronunciato da parte dei partner       europei.              Macron propone investimenti pubblici e sostegno più forte all’industria       attraverso regole che impongano di «comprare europeo» negli appalti       pubblici, e un marchio «Made in Europe» che cristallizzi e rafforzi       un’indipendenza sempre più forte dall’America.              Ma i Paesi Baltici e i Paesi del Nord hanno già dichiarato in un       documento comune che spingere per una preferenza europea rischia di       allontanare gli investimenti. Soprattutto, la nuova intesa Merz-Meloni       sembra andare in direzione opposta rispetto ai desideri di Macron.              Il documento preparatorio firmato insieme da Germania e Italia, quando       simili testi per tradizione erano franco-tedeschi, indica che gli       equilibri europei si stanno spostando, e non verso Parigi.              In Belgio si parlerà di competitività ma soprattutto del futuro       dell’Unione: federalista, come propone Draghi e spera Macron, o ancora       più legata di oggi alla sovranità degli Stati, come sembrano preferire       Meloni, Merz e molti altri.              --- SoupGate-Win32 v1.05        * Origin: you cannot sedate... all the things you hate (1:229/2)    |
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