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|    Message 438,051 of 439,192    |
|    tattoo to All    |
|    Ranucci e toghe rosse asfaltati    |
|    11 Feb 26 13:31:28    |
      From: tattoo@freemail.it              La vergogna di magistrati che in passato hanno imbastito processi farsa       sulle stragi di mafia...oggi stazionano in parlamento delle fila del M5S       Complici di tale scempio giornalisti prezzolati in onda nella tv       pubblica..come sempre alla fine la verità viene sempre a galla       ----------------------------------------------------------------------------       il procuratore De Luca smonta la "pista nera" sulle stragi              Audizione del magistrato di Caltanissetta in Antimafia. Tutte le balle:       dai pentiti usati come «jukebox» ai servizi di Report              Gaetano Mineo 11 febbraio 2026              È finita l’era delle piste fantasma sulla strage di Capaci: la Procura       di Caltanissetta ha messo una pietra tombale sulla «pista nera», quella       teoria che per anni ha suggerito un’alleanza tra mafia e neofascisti,       con Stefano Delle Chiaie come figura chiave. Salvatore De Luca,       procuratore di Caltanissetta, davanti alla commissione Antimafia ha       smontato pezzo per pezzo una delle più clamorose fughe in avanti della       magistratura degli ultimi anni. E lo ha fatto puntando il dito contro       tutti: la trasmissione Report di Sigfrido Ranucci, i collaboratori di       giustizia trasformati in «jukebox, tu digiti quello che vuoi sentire», e       soprattutto contro chi ha dato ossigeno a questa narrazione. E uno di       questi è Roberto Scarpinato, oggi parlamentare 5 Stelle e componente       della stessa commissione Antimafia. De Luca, in sostanza, ha definito la       vicenda uno sperpero di risorse e un depistaggio che riecheggia flop       giudiziari. «La figura di Alberto Lo Cicero ricorda assolutamente quella       di Vincenzo Scarantino, protagonista del depistaggio delle indagini       sull'attentato al giudice Borsellino», ha dichiarato De Luca.       «Pista nera» che secondo la procura si basava su colloqui senza valore       probatorio, presunti avvistamenti e legami tra Cosa Nostra e destra       eversiva.              Si ipotizzava Delle Chiaie, fondatore di Avanguardia Nazionale, presente       a Palermo e complice nell’attentato del 23 maggio 1992, che uccise       Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e la scorta. De Luca ha smontato       tutto: «Le dichiarazioni di Lo Cicero sono carta straccia. E false sono       le dichiarazioni della Romeo (la sua compagna, ndr) che ha come fonte       delle sue rivelazioni Lo Cicero». Anni e risorse dissipate in indagini       velleitarie. De Luca ha ironizzato: «Pensate che Delle Chiaie fosse uno       spiccia faccende?              Che stava lì con la macchina blu, con su la bandierina dei servizi e       quella di Avanguardia Nazionale ad aspettare il tritolo per Capaci». Ha       insistito: «I principali disastri giudiziari recenti commessi per       inesperienza o inadeguatezza sono connessi a una scorretta gestione dei       collaboratori di giustizia e quindi si sarebbero potuti evitare».              Casi come Vincenzo Scarantino su Borsellino o Tortora ricordano i       rischi. Poi c’è il capitolo Report, la trasmissione di Rai3 che ha       costruito un caso mediatico su questa storia, presentandola come una       verità nascosta che finalmente emergeva. «È un’indagine più       giornalistica che giudiziaria», ha tagliato corto De Luca. E ha       dimostrato perché. Al centro c’è un’intervista al luogotenente dei       carabinieri Walter Giustini, che avrebbe riferito alla trasmissione       della tv di Stato di testimonianze su Delle Chiaie a Capaci. Ma quali       testimonianze? «Una cosa è se Giustini avesse riferito di aver visto       Delle Chiaie sul lungomare di Capaci mentre si pigliava il gelato con       sua moglie, altra cosa se lo avesse visto davanti all’imbocco del tunnel       di Capaci mentre posizionava una cassetta di tritolo», ha spiegato De Luca.              Come dire, ma cosa ha visto di Delle Chiaie a Capaci? Il punto è rimasto       irrisolto perché Giustini, convocato dalla Procura dopo la messa in onda       di Report, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Eppure in       precedenza, nelle sommarie informazioni, aveva fatto capire ai pm – come       sostiene De Luca - «che non c’era nessun motivo per fare indagini su       Delle Chiaie». Mentre il giornalista di Report autore dell’intervista,       convocato dai magistrati, si è trincerato dietro il segreto       professionale. De Luca non ha nascosto il suo stupore, misto a       indignazione: «Una smentita che modifica precedenti dichiarazioni resa       nel corso di un’intervista faccia parte del segreto professionale, noi       come ufficio di Caltanissetta lo escludiamo nel modo più categorico». E       ha aggiunto, senza peli sulla lingua: «Il segreto professionale sarebbe       un utilissimo strumento per occultare una manipolazione evidente del       fatto». Report sostiene che «tutto il girato fa parte del segreto       professionale». «E no. E no», ha replicato De Luca. Insomma, come aveva       già sentenziato lo scorso 9 dicembre davanti alla stessa commissione,       per De Luca, la «pista nera» sulle stragi «vale zero tagliato».              --- SoupGate-Win32 v1.05        * Origin: you cannot sedate... all the things you hate (1:229/2)    |
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