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|    Il nuovo Sgarbi dopo l'assoluzione    |
|    18 Feb 26 12:20:52    |
      From: tattoo@freemail.it              Sgarbi: «Io assolto per quel quadro. Mi dimisi da sottosegretario, ma       non cerco vendette»       Fabrizio Caccia       Feb 17, 2026       Il critico d'arte: mia figlia? Non ha neanche chiamato, non dica che       pensa al mio bene              Professor Vittorio Sgarbi, alla fine un’assoluzione e due archiviazioni       per il caso del quadro di Rutilio Manetti: può dirsi soddisfatto.       «Lo sono. So quello che ho fatto, e grazie all’opera dei miei difensori,       il professor Alfonso Furgiuele e il mio storico avvocato Gianpaolo       Cicconi, il giudice ha capito e giudicato in maniera opportuna,       assolvendomi non per “insufficienza di prove” come qualche persona poco       informata sostiene (dato che è da 40 anni che lo Stato italiano ha       ritenuto quella formula di eredità fascista incompatibile col principio       costituzionale della non colpevolezza), ma perché il fatto non       costituisce reato».              Vien da pensare che l’inchiesta sul dipinto possa aver influito sulla       sua depressione. Non è così?              «Contro di me — li hanno contati i miei collaboratori, non io — ci sono       stati innumerevoli articoli de il Fatto Quotidiano, in un certo periodo       addirittura al ritmo di uno al giorno, 5 o 6 trasmissioni di Report di       Sigfrido Ranucci, una decina di puntate di Lo stato delle cose di       Massimo Giletti. Una esagerazione, direi, anche nell’esercizio del       sacrosanto diritto di cronaca! Certo che la vicenda ha influenzato il       mio umore, ma non sono interessato alle vendette, come magari sarei       stato tempo addietro. Per me, l’unico risultato apprezzabile di tutto       ciò rimane il fatto che l’Italia ora conosce un po’ di più chi sia       Rutilio Manetti».               L’onorevole Maurizio Lupi di Noi moderati ha posto pubblicamente       questa domanda: e ora chi risarcirà Vittorio Sgarbi?              «Io mi sono dimesso (da sottosegretario alla Cultura nel febbraio 2024,       ndr) a causa di una lettera anonima da parte di qualcuno — anche lui       preso sul serio dagli stessi organi di informazione — che ora è indagato       dalla Procura della Repubblica per varie ipotesi di reato, e per via di       questa vicenda del Manetti che mi ha visto assolto. Non potevo       difendermi da sottosegretario, anche perché i miei legali mi hanno       consigliato di non partecipare al gioco al massacro dei media. É chiaro       che nello svolgere un incarico istituzionale non avrei potuto sottrarmi       alle domande. Ma adesso non chiedo in cambio nulla a nessuno. Men che       meno risarcimenti morali».              I suoi legali hanno parlato di “macchina del fango”: quanto male possono       fare a volte i media? Lo chiediamo a lei che mediaticamente è sempre       stato un protagonista.              «Diciamo che in questa circostanza non c’è stato uno Sgarbi a difendermi       dalla “macchina del fango”. Ma ciò non è necessariamente un male: vuol       dire che un altro Sgarbi non c’è, nel bene e nel male».               Considerando le sue ultime questioni familiari, citato in giudizio       pure da sua figlia Evelina, da quale quadro, lei che è un esperto, si       sentirebbe meglio rappresentato? Forse dal San Sebastiano del Mantegna?       «Amo molto una tavola di un rinascimentale parmense, Francesco Marmitta,       in cui San Sebastiano è un bambino. Ma non facciamo paragoni fuori       luogo, credo che questa vicenda sia stata tutta una esagerazione. Non       capisco, o forse lo capisco fin troppo bene, perché Evelina interpelli i       giornali e le televisioni e non me, neanche dopo questa assoluzione,       giusto per dirmi che le fa piacere. E non mi spiego ancora perché certa       tv si appassioni così tanto alla sua vicenda che per quanto mi riguarda       avrebbe una natura squisitamente intima. Ma non sono stato certo io a       volere lo spettacolo. Io voglio essere solo lasciato in pace».              Ma non è umiliante, per uno come lei, vedersi costretto a sottoporsi a       una perizia psichiatrica per dimostrare la propria capacità di contrarre       matrimonio o fare testamento?              «È come in quei brutti sogni ricorrenti in cui torni a fare l’esame di       maturità, lo finisci, va bene, torni a casa e ti dicono che devi rifarlo       di nuovo, c’è sempre un circo Bagonghi a ritenere che non sia valido.       Anche questa intervista diranno che non l’ho rilasciata io, come hanno       detto che il libro non l’ho scritto io, che la firma rilasciata al       Policlinico Gemelli non è mia, direbbero qualunque cosa pur di avere una       presenza televisiva in più. Insomma, lei non sta parlando con me, è bene       che lo sappia, ma con il mio clone, lui ancora capace di intendere e       volere».              Ha un messaggio diretto al cuore di Evelina?       «Ho già detto tutto quello che umanamente andava detto, potrei solo       invitarla di nuovo, più che altro per il suo bene, a non dichiarare di       pensare al mio bene quando mi porta in tribunale».              Il suo libro “Il cielo più vicino” edito da “La Nave di Teseo” è       stato       uno dei più regalati a Natale: il titolo fa pensare quasi a un addio.       «Dalla montagna il cielo è più vicino, un cielo di rinascita. Si sta       meglio sulla terra quando si impara a vedere il cielo».              La sua compagna Sabrina Colle, sua sorella Elisabetta Sgarbi, l’amico       professore Ugo Ruffolo: siete una squadra molto coesa.       «Io la chiamo famiglia, la mia famiglia, l’unica vera. C’è chi la chiama       squadra, ma io non seguo lo sport. Le squadre cambiano i giocatori e gli       allenatori, le famiglie invece non dovrebbero farlo».              17 febbraio 2026              © RIPRODUZIONE RISERVATA              --- SoupGate-Win32 v1.05        * Origin: you cannot sedate... all the things you hate (1:229/2)    |
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