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|    tattoo to All    |
|    =?UTF-8?Q?Dove_succedono_sempre_queste_c    |
|    19 Feb 26 13:39:41    |
      From: tattoo@freemail.it              Alla procura di Milano...mentre le altre procure del paese       sull'immigrazione clandestina DORMONO.       Chissà perchè questa Procura vuole dettare nuove regole anche sulle       leggi dello Stato       ---------------------------------------------------------------------       Dal corriere.it       Milano, poliziotti indagati per l'uccisione del pusher nel bosco della       droga di Rogoredo              La famiglia del 28enne Abderrahim Mansouri: «Non aveva la pistola». Oggi       gli interrogatori di quattro agenti              Ci sono (molte) cose che non tornano nella versione «ufficiale» di       quello che è successo tra le sterpaglie del bosco della droga lo scorso       26 gennaio. È il giorno in cui il 28enne pusher marocchino Abderrahim       Mansouri viene ucciso da un colpo di pistola in testa sparato da Carmelo       Cinturrino, 42enne assistente capo della squadra investigativa del       commissariato di Mecenate. C’è la versione del poliziotto. E dei suoi       quattro colleghi. Uno sparo da oltre venti metri di distanza per       legittima difesa, in sostanza la versione pressoché univoca. Perché       Mansouri sarebbe stato armato di una pistola, poi risultata una replica       a salve: «Me l’ha puntata».              Tutt’altra ricostruzione quella dei legali dei familiari della vittima,       gli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli, secondo i quali Mansouri       «non aveva una pistola, non solo non l’ha puntata contro, non ce       l’aveva». Una tesi che, secondo i legali, sarebbe confermata da diverse       testimonianze raccolte. E che fa ipotizzare non solo un inquinamento       della scena del crimine, ma una messinscena, un depistaggio, per       nascondere altro.              In queste settimane, i primi riscontri tecnici all’attività d’indagine       svolta dalla squadra mobile guidata da Alfonso Iadevaia, che indaga sul       caso coordinata dal pm Giovanni Tarzia e dal procuratore Marcello Viola,       avrebbero effettivamente fatto emergere più di una incongruenza. Da qui       la convinzione degli inquirenti che le cose non siano andate come       raccontato finora. A cominciare da quel «buco» temporale prima di       allertare i soccorsi.              Sono i 23 minuti che passano tra il momento dello sparo fatale (che gli       inquirenti sono riusciti a posizionare sulla timeline della giornata       attraverso attività tecnica) e la telefonata partita dal «bosco» di       Rogoredo per avvertire di quanto successo e chiamare i soccorsi.       Ventitré minuti durante i quali Mansouri resta a terra agonizzante       («rantolava», metterà a verbale Cinturrino), con un foro di proiettile       vicino alla tempia destra. E che sono alla base dell’ipotesi di       «omissione di soccorso aggravata» contestata ai quattro colleghi (tre       uomini e una donna). In sostanza a tutti gli agenti presenti, tranne un       quinto rimasto sempre a distanza per tenere in custodia un pusher       bengalese appena pizzicato con un po’ di droga.              I quattro poliziotti saranno sentiti stamattina in questura. Anche per       chiarire la loro posizione rispetto all’altra accusa che la procura gli       ha mosso: favoreggiamento a Cinturrino, indagato per omicidio       volontario. Lo avrebbero aiutato a «eludere le investigazioni della       squadra mobile omettendo di riferire la presenza sul luogo del delitto       di persone diverse dagli operanti della polizia». C’erano testimoni,       quindi. E non solo una fantomatica «sagoma» - come raccontato       dall’assistente capo - che si sarebbe allontanata prima dello sparo       inoltrandosi nella boscaglia. Almeno un paio di persone, che avrebbero       fornito informazioni ritenute dagli inquirenti «credibili».              Gli indagati, inoltre, avrebbero «riferito in modo non conforme al vero       la successione dei propri movimenti, la posizione e la condotta degli       altri soggetti presenti, nonché i tempi impiegati per allertare i       soccorsi». In particolare uno dei colleghi di Cinturrino, un poliziotto       25enne, («era cinque metri dietro», ha detto Cinturrino) che a verbale       ha confermato di aver assistito allo sparo. Dopo la detonazione, e dopo       essersi avvicinato al ferito, si sarebbe allontanato dal boschetto, per       ritornare dopo alcuni minuti. Circostanza irrituale, visto che non erano       ancora arrivati i soccorsi.       Le verifiche si starebbero estendendo anche ad altri episodi, precedenti       al 26 gennaio, che hanno coinvolto Cinturrino. Come l’arresto del 7       maggio 2024 di un pusher poi assolto per la «scarsa attendibilità» del       verbale da lui redatto. E sulle tante voci sul suo conto che girano a       Rogoredo e al quartiere Corvetto.              18 febbraio 2026 ( modifica il 18 febbraio 2026 | 22:55)              --- SoupGate-Win32 v1.05        * Origin: you cannot sedate... all the things you hate (1:229/2)    |
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