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|    tattoo to All    |
|    Il regalino di Mattarella    |
|    19 Feb 26 14:07:44    |
      From: tattoo@freemail.it              Mattarella si presenta (a sorpresa) al plenum del Csm e lo difende:       «Serve rispetto per questa istituzione». Dietro le parole felpate       l’attacco a Nordio (che abbozza) e soprattutto la discesa in campo del       Colle sul referendum.C’è stato un tempo in cui il presidente della       Repubblica minacciava di mandare i carabinieri a Palazzo dei       Marescialli. Un reparto in assetto antisommossa al comando di un       generale di brigata schierato in piazza Indipendenza, a Roma, di fronte       alla sede del Consiglio superiore della magistratura, pronto a       intervenire nell’aula nel caso in cui il Csm avesse deciso di tenere una       seduta per censurare l’operato del presidente del Consiglio.       Naturalmente, il capo dello Stato che ha avuto il coraggio di       contrapporsi così perentoriamente alla deriva politica dell’organo di       autogoverno delle toghe non è Sergio Mattarella, ma Francesco Cossiga.       Il «Picconatore» si oppose alla pretesa di trasformare il Consiglio       superiore in una specie di terza Camera dello Stato e ritenne che       l’intervento a gamba tesa di un ristretto gruppo di magistrati nei       confronti del capo del governo fosse ai limiti dell’insurrezione e al di       fuori dei poteri previsti dalla Costituzione. Ma appunto quella di       Cossiga fu un’azione che appartiene a una stagione passata, perché       adesso, qualsiasi cosa faccia o decida il Csm non trova un altolà da       parte del Quirinale, ma semmai un via libera. Lo si è visto anche ieri,       quando a sorpresa Mattarella ha deciso di partecipare al plenum del       Consiglio superiore della magistratura. Pur essendone il presidente, il       capo dello Stato non è mai stato presente alle riunioni dell’organo di       autogoverno. I suoi interventi del resto sono limitati alle occasioni in       cui il Colle ha qualche messaggio da recapitare. E ieri di certo ce       n’era uno importante, da rendere noto proprio nel mezzo della polemica       politica in vista del referendum. Ma Mattarella non è andato a Palazzo       dei Marescialli per rimettere in riga le toghe e per ribadire che al       pari di tanti altri anche i magistrati sono servitori dello Stato, i       quali pur se tutelati da indipendenza e autonomia garantita dalla       Costituzione devono rispettare e applicare le leggi della Repubblica.       No, il presidente ha voluto presiedere il plenum per ribadire il suo       sostegno all’organismo di autogoverno dei magistrati, ma soprattutto per       dare una botta al governo, che proprio in questi giorni è impegnato in       una campagna referendaria sulla riforma della giustizia.Il capo dello       Stato non ha sentito il bisogno di replicare al procuratore capo di       Napoli, Nicola Gratteri, il quale ha detto che massoni, indagati e       imputati voteranno Sì alla riforma, arruolando dunque nel malaffare       chiunque non si opponga come lui alla separazione delle carriere. No, il       presidente non ha trovato nulla da ridire sul fatto che un importante       magistrato considerasse pendagli da forca coloro che non si intruppano       nella battaglia dell’Anm contro la legge Nordio. Né ha invocato la       presunzione di innocenza per chi pur indagato potrebbe essere vittima       della giustizia e da vittima decidere che gli errori dei magistrati       debbano essere oggetto di un procedimento disciplinare indipendente, non       condizionato dall’appartenenza ad alcuna corrente della quale magari gli       stessi pm e giudici facciano parte. Mattarella invece ha voluto       sottolineare «il valore del ruolo di rilievo costituzionale del       Consiglio superiore della magistratura», bacchettando dunque, pur senza       nominarlo, il ministro della Giustizia Carlo Nordio, colpevole di aver       ripetuto ciò che disse un giudice antimafia come Nino Di Matteo, ovvero       che la gestione delle nomine degli uffici giudiziari risponde spesso a       un sistema molto simile a quello mafioso. Che altro è il Sistema emerso       con le intercettazioni a carico dell’ex presidente dell’Anm Luca       Palamara se non uno scambio di favori, un traffico di interessi, una       lottizzazione della giustizia e una spartizione delle poltrone in nome       della legge? Ma di tutto ciò Mattarella non ha parlato. Si è limitato a       esercitare quella che i giornali hanno chiamato una «moral suasion       energica». Nei confronti delle balle che il fronte del No sta       propagandando, dicendo che il governo vuole mettere i pm sotto il       controllo della politica? Macché: il richiamo energico è a Palazzo Chigi       e al ministro della Giustizia, a cui è chiesto «il rispetto che occorre       ribadire e manifestare, particolarmente da parte delle altre       istituzioni, nei confronti di questa istituzione». Con le sue frasi       felpate il presidente non dice di essere schierato in questa battaglia       referendaria, da una parte, ossia quella dei magistrati. Ma il suo No       anche senza essere stato pronunciato si è sentito forte e chiaro.              --- SoupGate-Win32 v1.05        * Origin: you cannot sedate... all the things you hate (1:229/2)    |
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