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   Message 438,485 of 438,665   
   tattoo to All   
   Il regalino di Mattarella   
   19 Feb 26 14:07:44   
   
   From: tattoo@freemail.it   
      
   Mattarella si presenta (a sorpresa) al plenum del Csm e lo difende:   
   «Serve rispetto per questa istituzione». Dietro le parole felpate   
   l’attacco a Nordio (che abbozza) e soprattutto la discesa in campo del   
   Colle sul referendum.C’è stato un tempo in cui il presidente della   
   Repubblica minacciava di mandare i carabinieri a Palazzo dei   
   Marescialli. Un reparto in assetto antisommossa al comando di un   
   generale di brigata schierato in piazza Indipendenza, a Roma, di fronte   
   alla sede del Consiglio superiore della magistratura, pronto a   
   intervenire nell’aula nel caso in cui il Csm avesse deciso di tenere una   
   seduta per censurare l’operato del presidente del Consiglio.   
   Naturalmente, il capo dello Stato che ha avuto il coraggio di   
   contrapporsi così perentoriamente alla deriva politica dell’organo di   
   autogoverno delle toghe non è Sergio Mattarella, ma Francesco Cossiga.   
   Il «Picconatore» si oppose alla pretesa di trasformare il Consiglio   
   superiore in una specie di terza Camera dello Stato e ritenne che   
   l’intervento a gamba tesa di un ristretto gruppo di magistrati nei   
   confronti del capo del governo fosse ai limiti dell’insurrezione e al di   
   fuori dei poteri previsti dalla Costituzione. Ma appunto quella di   
   Cossiga fu un’azione che appartiene a una stagione passata, perché   
   adesso, qualsiasi cosa faccia o decida il Csm non trova un altolà da   
   parte del Quirinale, ma semmai un via libera. Lo si è visto anche ieri,   
   quando a sorpresa Mattarella ha deciso di partecipare al plenum del   
   Consiglio superiore della magistratura. Pur essendone il presidente, il   
   capo dello Stato non è mai stato presente alle riunioni dell’organo di   
   autogoverno. I suoi interventi del resto sono limitati alle occasioni in   
   cui il Colle ha qualche messaggio da recapitare. E ieri di certo ce   
   n’era uno importante, da rendere noto proprio nel mezzo della polemica   
   politica in vista del referendum. Ma Mattarella non è andato a Palazzo   
   dei Marescialli per rimettere in riga le toghe e per ribadire che al   
   pari di tanti altri anche i magistrati sono servitori dello Stato, i   
   quali pur se tutelati da indipendenza e autonomia garantita dalla   
   Costituzione devono rispettare e applicare le leggi della Repubblica.   
   No, il presidente ha voluto presiedere il plenum per ribadire il suo   
   sostegno all’organismo di autogoverno dei magistrati, ma soprattutto per   
   dare una botta al governo, che proprio in questi giorni è impegnato in   
   una campagna referendaria sulla riforma della giustizia.Il capo dello   
   Stato non ha sentito il bisogno di replicare al procuratore capo di   
   Napoli, Nicola Gratteri, il quale ha detto che massoni, indagati e   
   imputati voteranno Sì alla riforma, arruolando dunque nel malaffare   
   chiunque non si opponga come lui alla separazione delle carriere. No, il   
   presidente non ha trovato nulla da ridire sul fatto che un importante   
   magistrato considerasse pendagli da forca coloro che non si intruppano   
   nella battaglia dell’Anm contro la legge Nordio. Né ha invocato la   
   presunzione di innocenza per chi pur indagato potrebbe essere vittima   
   della giustizia e da vittima decidere che gli errori dei magistrati   
   debbano essere oggetto di un procedimento disciplinare indipendente, non   
   condizionato dall’appartenenza ad alcuna corrente della quale magari gli   
   stessi pm e giudici facciano parte. Mattarella invece ha voluto   
   sottolineare «il valore del ruolo di rilievo costituzionale del   
   Consiglio superiore della magistratura», bacchettando dunque, pur senza   
   nominarlo, il ministro della Giustizia Carlo Nordio, colpevole di aver   
   ripetuto ciò che disse un giudice antimafia come Nino Di Matteo, ovvero   
   che la gestione delle nomine degli uffici giudiziari risponde spesso a   
   un sistema molto simile a quello mafioso. Che altro è il Sistema emerso   
   con le intercettazioni a carico dell’ex presidente dell’Anm Luca   
   Palamara se non uno scambio di favori, un traffico di interessi, una   
   lottizzazione della giustizia e una spartizione delle poltrone in nome   
   della legge? Ma di tutto ciò Mattarella non ha parlato. Si è limitato a   
   esercitare quella che i giornali hanno chiamato una «moral suasion   
   energica». Nei confronti delle balle che il fronte del No sta   
   propagandando, dicendo che il governo vuole mettere i pm sotto il   
   controllo della politica? Macché: il richiamo energico è a Palazzo Chigi   
   e al ministro della Giustizia, a cui è chiesto «il rispetto che occorre   
   ribadire e manifestare, particolarmente da parte delle altre   
   istituzioni, nei confronti di questa istituzione». Con le sue frasi   
   felpate il presidente non dice di essere schierato in questa battaglia   
   referendaria, da una parte, ossia quella dei magistrati. Ma il suo No   
   anche senza essere stato pronunciato si è sentito forte e chiaro.   
      
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    * Origin: you cannot sedate... all the things you hate (1:229/2)   

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