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|    Parenzo sta scoprendo il fascismo rosso     |
|    23 Feb 26 19:37:52    |
      From: tattoo@freemail.it              David Parenzo al Secolo: “Costretto a presentare il mio libro di       nascosto, gli antagonisti hanno coperture in Parlamento”              Politica - di Gabriele Caramelli - 23 Febbraio 2026 alle 18:13               «È sempre la stessa storia, la tragedia sta diventando una farsa».       Queste le parole di David Parenzo, che al Secolo d’Italia ha rilasciato       un’intervista sulle minacce ricevute dagli organizzatori della       presentazione del suo libro “Lo scandalo Israele” a Padova. Alla fine la       conferenza c’è stata, anche se con parecchie difficoltà: i promotori       hanno dovuto cambiare per ben due volte la località dell’evento,       contattando i partecipanti autonomamente senza rilasciare informazioni       sull’indirizzo online. Più che di ritorno della stagione di odio       politico, per lui si è trattato di «un’idiozia che viene portata avanti       da gruppi antagonisti che hanno coperture in una parte della sinistra       parlamentare. Mi dispiace vedere che Emanuele Fiano venga attaccato       dalla segretaria dei Giovani democratici, ad esempio, che poi appartiene       al suo stesso partito. Lo trovo veramente singolare».              Quanto alla morte di Quentin Deranque, il giovane di destra massacrato       di botte dagli antifascisti a Lione, che il conduttore de L’aria che       tira ha fornito alcune deduzioni e collegamenti con un altro omicidio       che si è consumato da poco oltreoceano: ««È come quello che è successo a       Charlie Kirk. Quelli che hanno aggredito Quentin sono dei criminali che       usano la parola antifascista per classificarsi: io lo sono e non ho mai       alzato le mani su nessuno. Chi trasforma questa parola in una militanza       che porta alla violenza è aberrante anche per quelle idee che dice di       sostenere». Poi ha ribadito: «Alcuni di questi movimenti antifa sono       violenti, non c’è ombra di dubbio. Pensano di avere il diritto di       spaccare la testa a qualcuno solo perché non la pensa come loro».              Come ti sei sentito dopo aver presentato il libro in una location segreta?              «È sempre la stessa storia, la tragedia sta diventando una farsa. Ormai       è diventato una specie di format per me e lo dico perché lavoro in       televisione. La mia stessa sorte è toccata a tanti altri come Maurizio       Molinari e ad Emanuele Fiano. La prima volta ho subito una contestazione       mentre ero in compagnia dei ragazzi di Azione universitaria a La       Sapienza per l’8 marzo. Fui cacciato dai “sinceri democratici” di       estrema sinistra che occupano gli spazi dell’università come se fosse       casa loro. Stavolta, invece, a Padova ci sono stati dei problemi fin       dall’inizio: in prima battuta gli organizzatori avevano richiesto un       accredito tramite email, perché temevano delle proteste. Poi la sala       predisposta è stata ritirata, a seguito di alcune lettere di protesta,       perché secondo qualcuno io sarei uno che nega il genocidio palestinese.              Di conseguenza, i promotori dell’evento hanno dovuto trovare un altro       luogo in una zona periferica della città dove c’erano dei centri       culturali islamici. Lì è sorta un’altra problematica, perché si temeva       che qualcuno potesse danneggiare le vetrine oppure vendicarsi nei giorni       seguenti. Così abbiamo dovuto fare l’evento in un altro posto, senza       pubblicare l’indirizzo e contattando telefonicamente i 120 partecipanti       per consentirgli di venire ad ascoltare la presentazione».              Credi che in Italia stia tornando una stagione di odio politico?              «Secondo me c’è un’idiozia che viene portata avanti da gruppi       antagonisti che hanno delle coperture in una parte della sinistra       parlamentare. Mi dispiace vedere che Emanuele Fiano venga attaccato       dalla segretaria dei Giovani democratici, ad esempio, che poi appartiene       al suo stesso partito. Lo trovo veramente singolare. Io faccio il       giornalista e mi considero un “riformista senza casa” in questo momento.       Tengo a precisare che a sinistra, sulla questione iraniana, stanno tutti       in silenzio: eppure sono morte circa 35mila persone in due giorni. Non è       partita neanche una flottiglia in aiuto di chi sta soffrendo per il       regime islamista, nemmeno una zattera o un pedalò.              A sinistra c’è sempre una gran voglia di criticare l’Occidente come se       fosse il male e che è assolutoria nei confronti di alcuni regimi e Paesi       che non sono democratici. Non occorre essere per forza di destra per       dire che dobbiamo ritrovare un orgoglio europeo e occidentale.Leggendo       Roger Scruton, ho trovato illuminante e condivisibile ciò che lui ha       detto rispetto all’Occidente, che si differenzia da altri Stati per la       capacità di discutere i problemi, analizzarli e di processarli. Poi non       sono d’accordo con l’impianto delle sue idee, visto che era un       conservatore, ma quel che ha detto era giusto. Ho anche apprezzato       l’accoglienza che Giorgia Meloni ha riservato al presidente dell’Anp Abu       Mazen ad Atreju, per costruire un dialogo. Nonostante ciò, sono convinto       che non basti più parlare di due popoli e due stati, ma di due       democrazie che possano coesistere».              Cosa pensi dell’omicidio del giovane Quentin Deranque a Lione, pestato a       morte dagli antifascisti?              «È come quello che è successo a Charlie Kirk. Quelli che hanno aggredito       Quentin sono dei criminali che usano la parola antifascista per       classificarsi: io lo sono e non ho mai alzato le mani su nessuno. Chi       trasforma questa parola in una militanza che porta alla violenza è       aberrante anche per quelle idee che dice di sostenere. Alcuni di questi       movimenti antifa sono violenti, non c’è ombra di dubbio. Pensano di       avere il diritto di spaccare la testa a qualcuno solo perché non la       pensa come loro. Basti pensare ad Askatasuna che è un movimento       violento: l’abbiamo visto con le manifestazioni No tav e con le recenti       violenze verso la Polizia. Per fortuna la situazione odierna non è       uguale a quella degli anni ’70, dove la violenza politica era molto più       forte e aveva la complicità di una certa borghesia».              --- SoupGate-Win32 v1.05        * Origin: you cannot sedate... all the things you hate (1:229/2)    |
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